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MATTEO ALIENO – ‘nessuno sa stare al mondo’
È disponibile dal 24 aprile il vinile di ”stare al mondo”, il nuovo album di Matteo Alieno uscito venerdì 27 marzo per Honiro/Island Records (Universal Music Italia). Il disco fisico è impreziosito da una bonus track, la cover di ’Conoscersi in una situazione di difficoltà’ di Giovanni Truppi, uno dei cantautori più amati e stimati da Matteo: ”grazie a lui e alla sua musica mi è stato sempre un po’ più chiaro come stare al mondo. La sua scrittura per me è una sorta di libretto delle istruzioni per vivere.” All’interno del vinile c’è anche una speciale versione del gioco dell’oca sviluppato sui temi del disco. Pensato e disegnato dal fratello di Matteo, Davide Pierotti, è un percorso tra sfide e ostacoli per riuscire ad arrivare alla fine del tabellone imparando – forse, finalmente, o almeno per finta - a stare al mondo. Da venerdì 1 maggio sarà inoltre in rotazione radiofonica il nuovo singolo estratto ’nessuno sa stare al mondo’, scritto insieme a Fulminacci.
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JACK WHITE – ‘‘G.O.D. and the Broken Ribs’
Prodotti da Jack White stesso e registrati con la sua storica live band composta da Patrick Keeler (batteria), Dominic Davis (basso) e Bobby Emmet (tastiere), i nuovi brani ‘G.O.D. and the Broken Ribs’ e ‘Derecho Demonico’ segnano il ritorno discografico del chitarrista di Detroit e il primo materiale inedito dal 2024. Un anno segnato dalla pubblicazione dell’acclamato “No Name”, sesto album in studio di White, nominato ai Grammy del 2025 come Best Rock Album (la sua 34ª nomination da solista e la 46ª in totale, con ben 16 premi vinti in carriera). Su “No Name” erano presenti due singoli arrivati al #1 dell’airplay rock americano, ‘That’s How I’m Feeling’ e ‘Archbishop Harold Holmes’. Dopo aver trascorso gran parte del 2024 e del 2025 in tour tra Nord America, Europa, Regno Unito e Giappone con il suo epico No Name Tour, White tornerà on the road quest’estate con nuove date internazionali e partecipazioni come headliner ai principali festival in Europa, Stati Uniti e Asia, Italia compresa con ben due date a Giugno (headliner a La Prima Estate Festival il 19 Giugno, e all’Arena Alpe Adria di Lignano Sabbiadoro il 21 Giugno). Inoltre, nell’ottobre 2024 è stata pubblicata l’antologia “Jack White Collected Lyrics and Selected Writing Volume 1”, libro che raccoglie poesie e scritti inediti di White, foto rare ed esclusive. L’antologia include anche i testi delle canzoni della carriera solista di White, oltre al suo lavoro con The Raconteurs, The Dead Weather e altre collaborazioni.
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OCTOBER – “Dancing Like An Idiot”
Nove tracce sulla fatica di essere felici. ”Dancing Like An Idiot” è il disco d'esordio degli October, che fonde brit-wave e atmosfere malinconiche. L'album racconta quei momenti in cui ci si guarda da fuori e ci si sente degli idioti, sempre fuori posto, sempre a un passo da ciò che si desidera. È un disco pieno di canzoni d'amore – un amore che passa attraverso dubbi, sofferenza e autocritica. Una raccolta di sensazioni e pensieri che si trasformano in canzoni, perché per alcuni la musica resta il modo migliore per sentirsi un po' meglio. Il sound guarda agli Strokes, agli Interpol, ai Coldplay – chitarre taglienti, wave e malinconia britannica. October nasce nel 2024 a Milano dall'incontro di quattro musicisti con esperienze in band come Grandi Animali Marini, Il Fieno, NOA, Egokid e collaborazioni con Veracrash e I Ministri. Il progetto fonde brit-wave e atmosfere malinconiche, con un sound che guarda a Strokes, Interpol, Coldplay, Editors e Fontaines DC. “Dancing LikeAn Idiot” (2026, Waddafuzz! Records) è il loro album d'esordio.
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The BEVIS FROND - 'That's Your Lot'
I The BEVIS FROND di Nick Saloman annunciano il nuovo album ”Horrorful Heights’” in uscita il 3 aprile per Fire Records. Quaranta anni di carriera ed oltre trenta album pubblicati, Nick Saloman non è solo uno dei musicisti più longevi della scena indipendente inglese, ma uno degli autori che più hanno aiutato il movimento a crescere. L’uscita del nuovo è stata anticipata dalla titletrack ‘Horrorful Heights’, ‘Romany Blue’ e ‘That’s Your Lot’. Il disco segna l’inizio di un nuovo capitolo per Nick Saloman, cantautore, chitarrista e mente storica del progetto, e mette in primo piano l’inconfondibile miscela di psichedelia melodica e chitarre elettriche che ha reso la band un punto di riferimento cult. Nelle note che accompagnano il disco, il comico e fan di lunga data Stewart Lee scrive: “Il nuovo singolo, che dà anche il titolo all’album, è nato in modo del tutto spontaneo: Nick l’ha composto in un pomeriggio, guardando una partita in TV con la chitarra in mano. Nick, il suo sitar e le sue voci stratificate creano una nuvola di quel pastiche aromatico, tra pot-pourri da negozio e fumo d’erba, che ha già esplorato in passato, ma qui nella sua forma più compiuta. Le tablas risuonano mentre il fantasma di George Harrison rovescia un barattolo di incenso sul bancone”.Racconta Nick: “Come sempre, è una raccolta di quelle che considero le mie canzoni migliori degli ultimi due anni. Scrivo quando arriva l’ispirazione e succede spesso, ma questa volta ho percepito un’atmosfera leggermente diversa. Nulla di radicale, certo, ma forse un tocco più accessibile. Non è mai intenzionale: scrivo, e quello che esce è quello che ottieni.”
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SKY VALLEY MISTRESS – ‘Too Many Ghosts’
Il nuovo album della band inglese è pensato come colonna sonora di un viaggio verso la luna. La pilota Kayley "Hell Kitten" Davies e il comandante Max "Leather Messiah" Newsome viaggiano in direzione della Sonic Stratosphere ascoltando hard rock degli anni '70 e alternative dei 90s. Il duo si muove tra stoner del deserto e doom dai riff rocciosi, guidati dall’incredibile potenza della voce soul-psych di Kayley, chitarre fuzz, organi, vere orchestre e un coro di bambini. Attorcigliando influenze di Queens of the Stone Age e Portishead e passando da cori gospel di dimensioni spiritualizzate all’heavy swing dei Sabbath, con un suono veloce come la luce si muovono tra le loro orbite influenti per creare un classico moderno che è completamente loro. Non c'è spazio in questo genere che la band non abbia esplorato. Questa dimostra il loro rifiuto di aspettare il permesso per creare un disco che si confronti con alcuni degli album più monumentali del rock.
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MAURO ERMANNO GIOVANARDI – ‘Veloce’
Mauro Ermanno Giovanardi osserva una condizione che tutti riconosciamo: quella corsa continua che attraversa le nostre giornate, mentre il tempo accelera e il mondo sembra chiederci di stare al passo senza spiegarci per cosa, né perché. È una frenesia silenziosa, quasi una apnea quotidiana, che scivola nei gesti e li rende più rapidi del pensiero. La canzone si muove con un respiro trattenuto: una musica che scruta senza giudicare, lasciando affiorare dubbi più che certezze. Giovanardi segue l’umanità nel suo tentativo di reggersi in equilibrio tra due forze opposte: il bisogno di rallentare e la pressione invisibile – ma perentoria – di un’epoca che accelera da sola, come un algoritmo lasciato incustodito. Da qui nasce la domanda che serpeggia nel brano: che cosa resta dell’essenza umana quando la velocità diventa dettato?. La poetica di Giovanardi evita l’enfasi e preferisce scolpire le pieghe del quotidiano, quelle tensioni sottili che vivono ai margini: i dettagli che sfuggono, l’ansia che serpeggia sottotraccia, la linea fragile tra una quiete desiderata e una corsa che non finisce mai. È uno sguardo che trasforma sottotraccia nel presente in un racconto musicale che non impone, ma svela. ’Veloce’ diventa così il punto d’incontro fra critica e poesia urbana: Kierkegaard che guarda un mondo iperconnesso, “l’aut aut” che si confronta con il refresh continuo. Un brano che non denuncia, ma illumina. Che racconta la frenesia del tempo contemporaneo senza moralismi, restituendone il paradosso: confondere l’urgenza con il senso, il movimento con la libertà, mentre il futuro assomiglia sempre più a una “piazza di spaccio” di ansie e aspettative. Musicalmente pulsante e testualmente affilato, ‘Veloce’ mette in scena il cortocircuito tra cuore e prestazione, tra desiderio di pace e culto della performance. Racconta l’essere umano che tenta – ingenuamente, ostinatamente – di “andare più veloce delle macchine”, ritrovandosi infine in quello spaesamento esistenziale che è il marchio della nostra epoca.
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