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Gli OJM sono una band di Treviso fondata nel 1997 e nata come stoner rock band. Dopo i primi album “Exteded Playing” e “Heavy” lanciarono, nel 2003, un ottimo disco, chiamato “The Light Album”, dove si staccarono leggermente dal loro genere di riferimento per affrontare tematiche care ai Motorpsycho di “Demon Box”. Tre anni dopo, nel 2006, grazie alla produzione di Micheal Davis (storico bassista degli MC5), esce “Under The Thunder” con cui gli OJM riprendono con forza la loro vena hard-rock. Un disco dal vivo nel 2008, “Live in France”, e dopo altri due anni gli OJM sfornano “Volcano”. Insomma, gli OJM hanno un curriculum di tutto rispetto. Le premesse sono importanti alla vigilia dell'ascolto di “Volcano”, aumentate anche dalle ultime collaborazioni: Dave Catching (chitarrista dei Queens Of The Stone Age, Desert Sessions, Eagles Of Death Metal, Mondo Generator) ha curato la produzione del disco e Edmund Monsef (Arctic Monkeys, U.N.K.L.E., Master of Reality, The Duke Spirit e altri) ha mixato il tutto. Le sonorità sono quelle tipiche del rock anni '70 e non ci si sposta troppo dagli Atomic Rooster o i Blue Cheer. Ci sono, inoltre, chiari riferimenti allo stoner rock dei Queens Of The Stone Age e alle atmosfere dei leggendari Black Sabbath, periodo Ozzy Osbourne. Il disco è estremamente 'nostalgico'; guarda indietro invece che guardare al presente o al futuro. Non c'è innovazione, non c'è la pretesa di creare un genere personale. In compenso c'è tanta energia e tanta tensione in 35 minuti di chitarre distorte, riff, hard-rock, code psichedeliche e suoni vintage. Molto bella la prima parte, i riff di ”Welcome” fanno da apertura alle energiche ”Venus God” e ”Rainbow”, mentre la lunga ”Oceans Hearts” è una splendida ballata scandita da una chitarra acustica che si conclude con una coda psichedelica con tanto di assolo hammond. ”Wolf” e ”Disorder” sembrano un omaggio agli MC5, ”I'll Be Long” e ”Cocksucker” sono due potenziali singoli ma che suonano un po' come b-sides dei Queens Of The Stone Age. ”Escord” è impreziosita da uno splendido assolo di chitarra alla Peter Laughner. L'album, poi, si conclude con l'apocalittica “2012” che parte con un arpeggio da ballata metal e termina con una cavalcata alla Black Sabbath. Tirando le somme: non si può negare che “Volcano” degli OJM sia un ottimo prodotto e che fa parte di un percorso intrapreso dal gruppo. I dubbi sono sul manierismo che imperversa nel disco (le collaborazioni importanti possono anche essere un'arma a doppio taglio) e nel riproporre senza tanti sconvolgimenti un genere già proposto da tanti gruppi storici.
Articolo del
27/09/2010 -
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