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Guglielmo Cappiotti
La Fine Del Mondo
2010
Manzanilla/Goodfellas
di
Giuseppe Celano
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”La Fine Del Mondo” per Guglielmo Cappiotti arriva sulle note di ”Bacio Nucleare”, swing/blues incastonato in un’ottima linea di contrabbasso molto soffice. L’opener si stempera nella seconda traccia, in una ballata delicata fatta di baci e ”Gelidi Sospiri”. Quello che colpisce è l’equilibrio sobrio delle parti. Il cantato s’insinua nelle vostre orecchie senza far pressione o leva, scivolando indisturbato fra le vostre difese. Le chitarre accarezzano l’anima addolcendo i brani con accordi ricchi di armoniche, a volte dissonanti, ma pregne di un colore invidiabile. Cappiotti racconta aneddoti di vita quotidiana, abbellendoli attraverso la cura dei testi. Il suo modo di cantare, pregno di pathos, rende questi brani tristi e malinconici. Altrettanto buono, al di la della mera tecnica, risulta il songwriting (”Giorni di Festa”). L’unica take in cui Cappiotti abbandona la sua pacatezza è ”Come Il Sale”, la voce s’increspa e urla il suo dolore ricordandomi, per un momento, Emidio Clementi e la sua disperazione. L’artwork, molto curato, per fortuna contiene tutti i testi, andando contro un’abitudine ormai persa da molti artisti, il che impreziosisce ulteriormente l’opera di Gugliemo.
Articolo del
29/09/2010 -
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