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Peckinpah
That’s All Bad Folk
2010
Canebagnato Records
di
Eugenio Vicedomini
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”That’s All Bad Folk” è il secondo lavoro di Peckinpah, progetto solista del fiorentino Lorenzo Bettazzi, già bassista della indie-rock band dei Zenerswoon. Il disco esce per la label Cane Bagnato Records a circa due anni di distanza dall’esordio (autoprodotto) di ”On The Spur Of The Moment” del 2007. Il disco è stato interamente suonato dall'autore ed è stato registrato al Bunkerhaus Studio di Firenze. Rispetto al lavoro precedente, “That’s All Bad Folk” si può considerare la naturale evoluzione musicale di Peckinpah. Infatti il lavoro si arricchisce di nuove aperture stilistiche che, pur mantenendo la loro matrice sixties, sconfinano in atmosfere e arrangiamenti che riflettono, al contempo, la scena pop-folk inglese ed americana contemporanea. Il risultato è un album semplice, caratterizzato da un’atmosfera minimale a base di linee melodiche mai banali, composte da pochi accordi tutto voce e chitarra (tranne qualche sporadica elettrificazione come nel brano ”The Seed”). Peckinpah ci mette anima, cuore e poesia offrendo all’ascoltatore un cantautorato etereo sospeso tra Skip Spence e Nick Drake. Le nove tracce del disco sono canzoni dal respiro bucolico (come Summer che è il pezzo di apertura dell’album). Dopo la prima traccia-intro, ci si immerge subito nel pieno del progetto con ”Elle”, il pezzo migliore dell’album grazie a un’efficace parte iniziale scandita dalla calda voce e da pochi, decisi accordi di chitarra. Il tutto si conclude egregiamente con una coda di arpeggi regolari e delicati. Si prosegue con le pieghe introspettive di ”None Of Them” e con le elettrificazioni alla 16 Horsepower di ”The Seed”. La ballata ”Drunken” lover sembra un pezzo uscito dalla chitarra di Tim Buckley mentre ”Call Me A Believer” sa molto di Mark Lanegan. ”Morning Eye” è un brano in cui predomina l’incedere lento che ci culla nella più classica tradizione cantautorale folk. ”Grinder” chiude questo convincente lavoro. Una toccante e melanconica ballad tutta piano e voce che riporta la nostra mente al di là della Manica, sulle sponde dei Radiohead e dei Coldplay.
Articolo del
04/10/2010 -
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