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I Gardenya possono davvero vantare di “essersi fatti da soli”. Produzione, registrazione, grafica, promozione e distribuzione, tutto homemade per “Disegnando Pareti” che rappresenta il loro debut-album dopo 4 anni di attività ed un centinaio di concerti alle spalle. Dopo aver performato con svariati artisti del panorama musicale italiano ed internazionale, come Verdena, Daniele Silvestri, Caparezza, The Hormonauts, i 4 ragazzi di Trani (Puglia) hanno imbracciato parole, melodia, strumenti e tanta dedizione per dare vita al loro frutto prezioso. “Frankie Allucinato”, quarta track della lista, è il brano di esordio dell’album, quel ragazzo strano che “dorme in una vasca”, un ragazzo a sè, fuori dal comune, fuori dal mondo, quel “Frankie allucinato” che è in ognuno di noi, come riferisce Marco Porcelli, chitarrista del gruppo. I Gardenya amano definire il loro stile come “italianizzazione di sonorità pop-rock primi anni ’90, dal periodo dell’american grunge-style alle melodie del brit-pop”, quest’ultimo plasmatosi nel Regno Unito, a cui appartengono grandi nomi come i Blur e gli Oasis. “Disegnando Pareti” racchiude dentro di sè il senso del ritorno, della malinconia, della nostalgia, del “fuori dal comune”, dell’esaltazione di una vita che va al di là dei vincoli naturali e sistemici impostici. Emblemi di questa definizione sono le tracce “Due di Due”, “Come Stai”, e l’omonima title track. Il disco si rivela, dal punto di vista dello stile, un gran mix dell’ultimo rock/pop dei nostri tempi, un rifacimento agli stacchi musicali dei Negramaro, alla voce eclettica di Manuel Agnelli degli Afterhours e a quel tocco di anti conformismo dei Baustelle, rilevabile soprattutto in “Frankie Allucinato”. Inoltre, qualche richiamo “letterale” lo avvertiamo proprio nel brano “Romantico” in cui si parla di un certo “romantico a Milano”, chiaro riferimento al brano omonimo dei Baustelle. L’apertura affidata ad “Economia Poetica”, offre un assaggio misterioso, di parole e ritmo, di quello che sarà tutto il disco. Rappresenta il desiderio di emigrare via dagli schemi e riprendersi quello che forse mai c’è stato nel reale, ma che vive ed è presente nell’immaginazione. Il ritmo diventa incombente ed “arrabbiato” già da “Polvere”, terzo brano dell’album. Il disco è uno sbalzo di umore costante. Il senso è reso in modo impeccabile dal tono musicale adottato: un curva che parte in sordina con “Economia Poetica”, cresce all’apice del ritmo e dell’aggressività melodica sino a “Frankie Allucinato”, per poi riabbassarsi - con “Il Mare Che”- nella presa di coscienza che esistono dei limiti umani. “Disegnando Pareti” è un limone acido che racconta, a volte, il mal di vivere e la lotta interna che ogni “Frankie allucinato” deve affrontare quotidianamente per rendere migliore il proprio essere, per cercare di venir “fuori dalla vasca”. Il lavoro completo e ben pensato dei Gardenya ha scelto come protagoniste del suo “melogrunge”, la chitarra, quella di Marco Porcelli e Nico Landriscina, anche front man del gruppo, e la batteria, quella di Natale Capurso. A fare da accompagnatore nel background, il basso incisivo di Antonio Russo. L’atmosfera avvolgente e vellutata dell’ultima track del disco, “Disegnando Pareti” è un’invocazione al ritorno dell’amato, il disegnare pareti, il cambiare l’ordine delle cose, l’abbandonarsi completamente all’altro per chiedere “se c’è ancora” ed è proprio l’assolo di chitarra a raccontarlo con intrigo.
Articolo del
05/10/2010 -
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