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Tiger! Shit! Tiger! Tiger!
Whispers
2010
To Lose La Track/Audioglobe
di
Maria Francesca Palermo
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Tutto vibra ed esplode davvero. Quando a strimpellare sono i Tiger! Shit! Tiger! Tiger! c’è d’aspettarselo che a qualcuno gli si sleghino un po’ le gambe. La band di Foligno è capace di generare una propulsione di suono che in Italia, di questi periodi, va protetta come certe forme animali. Bestie di natura tenaci queste tigri. Solo due anni fa usciva ”Be Your Own Shit”, un disco d’esordio delle asperità lo-fi oltre che notevole passepartout da spendere oltreoceano. Come infatti così è stato. Il biglietto aereo porta con sé due preziosi bollini. Il primo è quello del “Cmj Music Marathon and Film Festival” di New York dove suonano insieme a quelle colonne portanti del punk-rock americano delle Slits. Il secondo palcoscenico calcato è più che un nome da spendere, è il tripudio del “South By Southwest” festival di Austin, dove si esibiscono insieme a pochi altri buoni rappresentanti dell’indie nostrano, come i Les Fauves e gli A Classic Education. Tornati trionfanti in Italia, a due anni di distanza dall’esordio ci provano, ora, con ”Whispers”, un fresco quanto veloce Ep di quattro tracce che bastano a rispolverare la matematica delle tigri, la propensione all’esplorazione ritmica attraverso un versante indierock bollente. La title-track in apertura è un’arma immediata e vincente, tutta fatta di percussioni tribali, coretti, chitarre gracchianti e tropicalismo punk a dire basta. Martella senza perdere colpi ”Vampire”, con quel suo groove così ben spigolato da una voce che sbraita sempre puntuale un ottimo refrain. Decisamente convulsa è ”W Fake”, con un giro di boa che fa delle percussioni lievi rovesci crepuscolari. Le ombre gravanti le ritroviamo anche in ”Wheelers”, pezzo che, attraverso una torva voce, sagoma un finale lunatico e abrasivo tutto scandito da continue variazioni di ritmo e versetti reiterati come sotto effetto trance. Per un totale di quattro pezzi brevi e lancinanti che si muovono tra abrasività postpunk e aspetti wave di scuola newyorkese. Dei ragazzi decisamente pieni di buone sorprese, questi Tiger! Shit! Tiger! Tiger! Diamo un bentornato all’indierock italiano.
Articolo del
18/04/2011 -
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