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La popolazione mondiale non dedita al culto del metal in tutte le sue forme e declinazioni, è ampiamente convinta che i seguaci del genere – che in effetti dimostrano una fedeltà e una devozione a tratti religiosa ai gruppi più amati – siano più o meno un’armata di invasati adoratori del Maligno. I The Way Of Purity certo non fanno nulla per smentire questo stereotipo; anzi, sfoderano un immaginario, una musica e un manifesto ideologico da far invidia alla più truculenta delle sette, e, armati di un crossover decisamente violento e di una voce femminile – così ci informano, ma c’è da crederci sulla parola - degna della Angela Gossow più incavolata, si scagliano, lancia in resta, contro il qualunquismo, il conformismo e la banalità. Amen, e sangue sia. I The Way Of Purity, di provenienza e volto ignoto, per aumentare il mistero (???) di cui li si vorrebbe circondare, si fanno promotori di una particolare visione teologica per la quale non vi sarebbe distinzione tra il bene e il male, Dio e Lucifero, e Dio stesso e la natura che ci circonda. La voce della Natura e degli animali è la voce di Dio stesso. Ma anche di Belzebù. E loro esprimono questo concept con la violenza del metalcore. Ma anche del death metal e del black metal (poco). Ma anche molto altro. Sì, ci sono decisamente troppi “Ma anche” in questo Crosscore. Al di là della filosofia non particolarmente originale (mai sentito parlare di animismo?), abbiamo imparato a non fidarci di queste trovate-shock inarrestabilmente supportate da una promozione fantasmagorica (che gli ha consentito, tra l’altro, da perfetti sconosciuti, di accompagnare in tour i Negura Bunget). E per quanto riguarda le maschere che coprono il volto, gli Slipknot c’erano già arrivati anni fa. Proprio i fan di Slipknot, Korn, Killswitch Engage, Heaven Shall Burn potrebbero apprezzare quanto di buono c’è in ”Crosscore”: che non è poco, a onor del vero, perché tra testi criptici-ad-ogni-costo, tamarrismo metalcore a palate, attitudine drammatica e immagine – alzi la mano chi non ci scommette – costruita a tavolino, che più tavolino non si può, si salvano i glaciali giochi di tastiere in ”Anchored to Suffocation”, i passaggi melodic death metal della cover ”Deathwish” e di ”Egoist”, le atmosfere gotiche di ”Loyal Breakdown”, persino le clean vocals di ”The Rise of Noah” – paradossalmente il brano più commerciale dell’album, eppure uno dei più riusciti, a dispetto del supposto anticonformismo della band. Ma, per favore, non ci caschiamo più tanto facilmente. Non esiste un fenomeno The Way Of Purity, né mai potrà esistere con tutto questo esibizionismo mascherato da militanza esistenzial-religiosa. Tolto tutto il contorno, potrebbe però restare un gruppo che fa buona musica.
Articolo del
11/10/2010 -
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