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Soyuz
Everybody Loves You
2010
Black Nutria
di
Daniele Bagnol
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Partiamo subito dalla cover che salta subito all’ occhio, grazie ad un prezioso artwork di Jason Farrell (già Fugazi e At-The-Drive-In) che rimanda ad una versione orientale de “La Finestra sul Cortile”; certo anche il titolo stesso a mio avviso pare un richiamo sarcasticamente velato ad una mentalità ormai comune di fiducia di facciata che nasconde però la paura dell’ Altro, dello Sconosciuto (notare l’ immagine interna con la telecamera h24, come se ne vedono a migliaia per strada). “Everybody Loves You” è insomma l’ esordio discografico dei Soyuz, band emergente vicentina. Questa prima prova presenta gli ingredienti classici di quel pop rock più tendente al pop che al rock stesso: un tappeto di chitarre steso al posto giusto, una andatura moderatamente oltre il limite consentito ed una voce a tratti incattivita. Non sempre però quest’ ultima risulta essere la scelta migliore, quando soprattutto è troppo tirata al limite come in “First to Last”. Qualche giro di chitarra sugli scudi (“In the North” e “Tofu”) e distorsioni sparate a mille, ma i ritornelli non sempre entrano in testa facilmente per lasciare spazio più al ritmo incessante dell’ intera opera. “Relief” rappresenta certamente il cuore pulsante del disco, con velocità e acidità a tratti, un viaggio in macchina coi finestrini chiusi, nessuna fermata e senza meta, che nasconde la ricerca di sé stessi. “Said No” è invece un omaggio spruzzato al grunge di Seattle, deglutito, digerito e poi vomitato nel nuovo millennio. A volte i Soyuz sembrano molto più vicini a quelle band americane post-college da pogate interminabili, altre invece rimandano al classico rock ‘90s made in Usa. Senza dubbio un disco che nasce molto più live che da studio di registrazione: sulla fronte dei tre vicentini si potrebbe sentire persino lo scorrere lento delle gocce di sudore, che arrestano la loro corsa infrangendosi sul pavimento sporco del palco dopo un salto nel vuoto a volo d’ angelo.
Articolo del
17/10/2010 -
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