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Alcuni mesi fa, il primo EP dei siciliani Anonymous Shapes ci aveva incantati, commossi, emozionati: ”Mind The Gap” era una sorta di illuminazione mistica, in cui l’equilibrio perfetto tra melodia struggente e tormento profondo (una sorta di Sacro Graal del rock moderno: tutti lo cercano, nessuno lo trova, non è dato sapere se esista) si materializzava fin dal primo ascolto. ”Under This Red Light” ne è la continuazione ideale, fluida e naturale. Quello che non smette di sorprendere, degli Anonymous Shapes, è l’abbacinante semplicità con cui riescono ad arrivare dritti al cuore dell’ascoltatore. Certo, il songwriting ha perduto l’innocenza e l’ingenuità degli esordi; la sopraggiunta maturità si riflette negli arrangiamenti, che si sono fatti pregni d’inquietudine, più dark, per usare un termine in voga. Ma contorsioni e arrovellamenti non fanno parte del repertorio della band: il loro asso nella manica è costituito proprio dall’immediatezza, sia testuale che musicale, con cui parlano di amore, sogni, speranze, delusioni ed emozioni, riuscendo a farsi capire da tutti, senza mai cadere nella banalità. Con un garbo e una delicatezza sbalorditivi in un ambiente che vive di eccessi, si ritagliano il loro minuscolo spazio, chiamandosi fuori dalle leggi schizofreniche che governano il business musicale, e regalando all’ascoltatore un momento di break. Ecco allora ”Sometimes It Could Be Called Love”, dove, in misura ancora maggiore rispetto al primo EP, affiorano echi degli U2 di ”No Line On The Horizon”, con la voce di Joe Ciglietti e la chitarra di Gabriele Tagliareni pulite e graffianti come non mai; ”Winter Sun”, il primo singolo in anteprima su Myspace e Purevolume, decisamente un passo verso il pop melodico (ma, attenzione, sempre di pop di qualità parliamo…), aperta da un giro di basso di quelli che ti si incollano addosso per tutta la giornata, e in cui notiamo anche l’inserimento dei cori; e infine la bellissima title track, la più inquieta e vibrante, sospesa tra la genialità di certo indie britannico e il sempre valido rock italiano. Tre canzoni soltanto, lo spazio di pochi minuti: ma la musica di questi ragazzi è la quotidianità che diventa poesia, e non ha bisogno di tempi dilatati, né di paroloni altisonanti.
Articolo del
22/10/2010 -
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