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Frost
Ludotech
2010
To Lose La Track/Audioglobe
di
Maria Francesca Palermo
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”Duecentoventi voltz(zz)…” È più o meno questo il voltaggio che attraversa Ludotech, non solo per la potenza che i quattro perugini scaricano attraverso andamenti italo-disco e scaltre canzonette pop-rock, quanto per la scorrevolezza di un album che in undici tracce scivola via micidiale. Dopo il successo del disco di debutto, ”United Condom”, i Frost si ripresentano ora con un secondo lavoro cantato quasi interamente in italiano ed impreziosito dalla sapiente regia musicale di Marco Capaccioni (Frankie Hi-NRG, Subsonica) e dalla produzione americana di Tony Lash (Dandy Warhols, Q.U.A.S.I., Tahiti 80). Prossima è l’uscita del singolo “Disco Overdrive”, che visto il titolo, vorrà pur significare qualcosa in materia di lucine stroboscopiche, citazioni e rimandi tutti italiani. Qui viene in mente molta roba, specie quella buona di forma ‘danzabile’ che nasconde in tasca i vecchi esperimenti dei novanta che furono. La ripresa prammatica che ne fanno i Frost è lo schianto tra i Soerba e i Bluvertigo (“Esplicito”) con appresso un botto trainato ‘sub-sonicamente’ all’ora del tè dai Blur (“My Friend Syd”). Un impatto di quelli buoni, però, simulato con tastierine giocattolo e sintetizzatori analogici (“I Can’t Believe”) non senza qualche screziatura glitch a evitare un eccesso di zucchero (“Sveglio Qui”). Paladini di una micro-musica fai-da-te a tratti molto legata all’estetica ‘demenziale’ dei telefilm anni ottanta (“Troppi Caffè”) i Frost ci consegnano un album tutto giocato su scariche di ritornelli seriali a velocità sonica (“Sound Crap”). Perché avranno pure fatto un bagno assolutamente letale con “220voltz” ma i ragazzi riescono anche a ri-animare un po’ di reggae balnearico sotto l’effetto de “L’Acquario”. E non solo, perché, poi, a furia di giocare a fare i ‘Frost Dj Sexx’ un tributo alla dancefloor minimale alla fine ci esce pure con “My Suzuki”. Con questo secondo album, i Frost mettono in campo tutte le loro manie, che siano elettroniche o meno, poco importa perché non le disperdono mai nemmeno per un minuto e perché qualsiasi sia la nota riprodotta (dance-pop-italo-disco-rock) ha tutta l’aria di essere dopata da un ritmo gradevole, funzionale, e da dei testi decisamente perfettibili, non-sense e molto orientati al fancazzismo responsabile. Insomma, procuratevi quest’album, perché per dirlo con uno slogan, è un ottimo ‘tavoliere del ludo’.
Articolo del
10/07/2011 -
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