|
Una copertina in bianco e nero, package minimalista a tema, più che accattivante seducente, affascinante e suggestivo, insieme al pomposo nome dei Marlene Kuntz, ingannano e creano aspettative e bocche asciutte che rimarranno tali, per questo terzo lavoro dei Vov quando ancora si trova nelle semplice ed ingenue mani dell’ascoltatore. E’ quando entra nel lettore e comincia a girare che mostra la sua vera identità … piuttosto deludente. Vov in realtà non sono altro che Davide Arneodo e Marta Mattalia, due giovanissimi ragazzi con aspirazioni musicali e tanta voglia di imparare e studiare la musica nelle sue più indiscrete e segrete sfaccettature ma il risultato qual’è? Cinque pezzi sono numericamente anomali per un lavoro che prende la terza posizione nella produzione discografica. Sono pochi forse per poter giudicare, troppi per un orecchio non abituato ma sufficienti per definirli realmente per pochissimi, o comunque per quei tanti amanti del genere Marlene Kuntz … ed ecco che spunta questo nome altisonante che timbra di soddisfazione questo lavoro celebrato dalla presenza di Luca Bergia alla batteria. Cinque pezzi tra psichedelica, rock alla Prozac + dei tempi d’oro, confondono le idee e si dimostrano ampiamente influenzati dalle correnti dei Marlene e gruppi affini (non a caso i Vov aprivano i concerti dei Marlene). Prima traccia: ”Marte E’ Morta Su Marte”: strano che già dal leggere di primo acchito il titolo non si coglie la dimensione nella quale ci si sta per immergere … svista che immediatamente sarà pagata: si aprono orizzonti angoscianti e tetri così come all’improvviso vediamo trasformarsi la copertina stessa, prima immagine d’impatto del disco che da illusioni romantiche diventa di conseguenza angosciante, leggermente tetra, triste .. “gelida”. Esattamente il contrario di quello che può suggerire ad un occhio più ingenuo. Il tutto si svolge tra quella neve, tra quel gelo e le sensazioni si colgono testo per testo, seguendo le medesime “temperature”. Una voce piuttosto metallica, angosciante ma molto tecnica per la stragrande maggioranza del percorso quella di Marta, canta testi piuttosto strani, difficilmente seguibili e davvero poco orecchiabili, a parte l’inquietante e ripetitivo “Marta E’ Morta Su Marte” che aprendo il disco, spera e prova ad accennare a qualcosa che possa vagamente essere ricordato da questo lavoro, ma che non si spinge oltre e non si evolve nelle tracce successive ma anzi, si incrementa e si nutre di quell’ambiguità nella musicalità e nelle parole che in uno stesso titolo si susseguono quasi volendo annullare l’una l’altra, come ”Mattino Notturno”, “Pieni Di Niente” per alimentare, probabilmente volutamente, un’affascinante incomprensibilità. Insomma Vov - prodotto in solo 500 copie – è sostanzialmente uno di quei dischi che guardandoli esteticamente e leggendo i curriculum dei suoi realizzatori, ci si dice “questo dev’essere bello” ma poi, ascoltandolo, non rimane altro che una bella copertina, almeno per i comuni mortali e lascia spente, nonostante poco materiale a giudizio, le speranze e le aspettative di evoluzione in altri orizzonti musicali più appetibili e comprensibili, in quanto prettamente e strettamente legati al genere sia come musica che personalità.
Articolo del
05/11/2010 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|