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La discrepanza fra il vero e il presunto tale, a primo acchito mi indispone sempre all’ascolto. Ma nella mia vita cosi come nella musica cerco sempre di approcciarmi a cose e persone e melodie nella maniera più pulita in assoluto, priva di pregiudizi di qualunque natura. A volte rimanendo delusa, a volte sorpresa per i gioielli che alla fine riesco a scovare e il cui brillare rinfranca la mia buona fede. ”Tommi e Gli Onesti Cittadini” vengono definiti generalmente come band punk anche se, nella realtà dei fatti, le contaminazioni presenti nei loro suoni di punk hanno solo alcuni riff indiavolati che vengono redenti dalla voce da bravi ragazzi dei componenti della band, peraltro composta da nomi importanti che hanno fatto parte prima come adesso di progetti collaterali di tutto rispetto (il cantante è leader della band Pornoriviste). Se la canzone iniziale del loro secondo album puzza di punk (con un pizzico di detersivo), il pentagramma degli onesti cittadini si va facendo via via più rock che punk, ricordando a tratti quelle melodie veloci, da corsa automobilistica estiva che caratterizza i pezzi di Ligabue, o la vertigine delle canzoni di Vasco Rossi, un po’ per la voce, forte di Tommi, che è intonata, troppo per fare del punk, un po’ per quello che raccontano e il buon uso che fanno degli strumenti musicali. “Io Ci Odio” è una “riffata” poco originale, sia nel testo che nella composizione melodica: odiare non fa scalpore e urlarlo con una voce così solida e gradevole risulta poco credibile. Troppo vicino al punk italiano che, il più delle volte (ma non sempre), non brilla come genere. Con “Pioggia” la musica cambia: rallenta il ritmo ma non si distende. Assumendo contorni cantautorali, si fa notare per melodia gradevole e più caratteristica, meno improntata al tributo ma più incisiva tanto da piacere molto. Qualche cenno di malinconia accarezza le orecchie e fa sognare di notti estive perdute e ricordi che esistono ma che sono lontani. Con “Meno possibile”, i rockettari che sono in loro riprendono in mano la situazione e graffiano i vetri delle finestre sui quali con “Pioggia” versavano lacrime o rimpianti e ricordi. L’ombra di Ligabue riappare nuovamente, a tratti, non disturbando ma, anzi, benedicendo le emozioni che dalla canzone scaturiscono e che corrono su asfalti umidi di notti insonni e probabilmente ultime o di giorni incandescenti che hanno il sopravvento con l’affacciarsi del pezzo seguente, “Milano”, che di grigio ha ben poco. Un rock solare e tipicamente italico ha così libero corso da Milano in poi, mettendo da parte l’atteggiamento punk dell’esordio e lasciando spazio a quello che in realtà sono, ovvero “quattro onesti cittadini” che non si nascondono dietro giubbotti di pelle borchiati e scrivono improperi sui muri della metropoli: sono quattro cittadini adesso onesti per davvero che hanno manifestato i loro reali intenti, senza filtri modaioli o pretese da icone punk ma con la spontaneità – seppur non radicalmente originale - di chi, della musica, ha fatto il proprio diario.
Articolo del
13/11/2010 -
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