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“Eden” è il nome del secondo lavoro in studio degli Emmablu, band varesina alquanto interessante. Sono cambiate alcune cose dall'esordio, tra cui la line-up, che vede per quest'album Max alla voce, alle chitarre ed alle percussioni, Jama alla voce, alla chitarra elettrica ed un po' a tutti gli altri strumenti di contorno, Edu al basso, e la new entry Fabio Besani alla batteria. Anche il sound ha subito una certa evoluzione: in “Eden” sembra infatti che gli Emmablu abbiano voluto cambiare l'approccio alla registrazione, dandogli un tocco più pomposo, più arricchito di arrangiamenti anche ridondanti, meno diretti, ma comunque sempre alquanto legati a quella sensazione di immediatezza live che hanno spesso ribadito come obiettivo principale della loro ricerca sonora. Un cambiamento di stile che di certo non ha intaccato la bontà del prodotto, anzi, direi che lo ha reso più completo. Composto da dieci tracce, l'album scorre via con grande fluidità, tra riff accattivanti ed assolo di buona qualità. Alla mancanza di brani insufficienti, fanno da contraltare un buon numero di tracce più che piacevoli, quali l'opener “Milano”, un bel brano tra hard rock ed una vena di psichedelia retrò, la quinta “Il Primo Giorno”, tra psichedelia e progressive, composta da due metà ben distinte, l'una cantata e soft, l'altra strumentale e più aggressiva, o anche la settima “Danzo Nel Fuoco”, impreziosita tra l'altro dall'utilizzo del flauto traverso che riporta alla mente (fin troppo!) i vecchi Jethro Tull, e da un assolo in cui l'utilizzo del wah wah arriva quasi all'abuso. La perla contenuta in “Eden” è però il brano successivo, ovvero “Meditazione”, canzone acustica dotata di un gran bel testo, di un assolo incantevole, e di una ritmica “da strada” molto coinvolgente (con tanto di battiti di mano). Da segnalare anche la gradevolissima terza traccia “Southern” un bel rock n' roll che effettivamente ricorda abbastanza le sonorità provenienti dal sud degli USA, dalle quali ritengo sia derivato tale titolo. Molto particolare, infine, la scelta di concludere il tutto con due brani in lingua inglese, dopo che le precedenti otto tracce si erano mantenute tutte nella nostra madre lingua. Il primo dei due è un bel blues, intitolato “Snowblind”, intenso al punto giusto; il secondo, “Ki”, è un brano piuttosto complesso, tirato e cadenzato al contempo, venato di psichedelia, con tanto di pause e cambi di ritmo oltre che di atmosfera. Un bel pezzo, in chiusura di un bell'album. C'è chi dice che il secondo album sia il più difficile, e se fosse vero, gli Emmablu avrebbero superato l'esame a pieni voti. In attesa di una conferma futura!
Articolo del
17/11/2010 -
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