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La prima associazione di idee che viene in mente ascoltando i Madame Lingerie porta dritti dritti al Teatro degli Orrori: genere simile, stile simile, timbro vocale simile. Tuttavia, questa band romana rivendica pienamente la propria originalità. Originalità derivante da anni di gavetta, da una ricerca sonora alquanto meticolosa che li porta al raggiungimento di un sound che, pur variando tra una leggerezza più frizzante ed una pesantezza più asfissiante, risulta fondamentalmente sempre oscuro, frutto di quella dark wave che imperversò un paio di decenni or sono. Nel difendere la propria unicità nel panorama musicale, i Madame Lingerie affermano anche come propria la scelta di lasciare qualche imperfezione nelle registrazioni, in quanto la perfezione troppo spesso ricercata porta ad un allontanamento dalla dimensione live, che può risultare così deludente dopo l'ascolto della performance in studio. Scelta piuttosto saggia, a parere del sottoscritto. “D'Amore, Soldi e Vendetta” è dunque il debutto autoprodotto di questa band che si compone di Alessandro Di Luca (voce, chitarra), Luciana Luccini (basso, cori), Luca Cartolano (Chitarra, cori), Fabrizio Baioni (batteria). Album interessante ed atipico, per via della discontinuità delle tematiche affrontate nelle tracce e soprattutto della musicalità, spesso con un'alternanza tra brani tirati e tosti dall'inizio alla fine ed altri invece più movimentati o pop che spezza il ritmo, dando modo all'ascoltatore di perdersi e di ritrovarsi. Spiccano in positivo alcuni brani come l'opener “Più Niente”, canzone permeata di un fastidio latente che si percepisce facilmente, trasformato in un'aggressività trascinante, la title-track e singolo “D'Amore, Soldi e Vendetta”, più orientata verso la new wave, con quel tocco di ritmato e frivolo, “Ponciariello”, altro pezzo arrabbiato, e poi ancora “Non Avrò Paura”, ovvero quella che potrebbe essere definita la power ballad dell'album, a modo suo però, una canzone sentita nel testo, ben composta ed arrangiata, emotivamente coinvolgente, forse il brano più riuscito dell'album, “Disco Inverno”, un altro bel pezzo simil-new wave '80, e la chiusura di “16.15”, in cui risalta molto anche il gioco di parole, che personalmente ho trovato perspicace! Purtroppo bisogna dire che all'interno di un album comunque ben fatto e scorrevole, vi sono anche due brani rivedibili, ovvero “Titanic”, in cui il rimando, seppur ironico, al programma “Affari tuoi” non risulta molto appropriato, ed “E/R/R/E”, un brano come altri, ma più anonimo, una specie di riempitivo. Nel complesso le 12 tracce di “D'Amore, Soldi e Vendetta” riescono comunque a far ottenere all'album una sufficienza piena, e pienamente meritata dal gruppo romano, la cui strada verso il successo sembra sia però già stata presa da altri, e non credo che in queste vie vi sia molto spazio. Staremo a vedere!
Articolo del
02/12/2010 -
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