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La realtà è il cambiamento, sosteneva Eraclito, filosofo greco passato alla storia come il filosofo del divenire. Il movimento è reale. Il messaggio lanciato da questo grande uomo è stato colto al volo da un gruppo davvero originale e sui generis che ha scelto come nome, proprio ”Heraclite”. Sono misti - svizzeri, fiamminghi, francesi e greci - e parlano, per l’appunto, lingue diverse. Sono proiettati verso il progresso e la sperimentazione musicale, ma non dimenticano quello che sono i primordi dei suoni naturali. Gli Heraclite nascono come progetto musicale internazionale di musica afro-beat mescolata al blues e ai suoni tribali. Una commistione di antica cultura greca e tribale, adattata alle tendenze musicali di oggi. Gli Heraclite oggi sono in giro per l’Europa a promuovere il loro disco per l’etichetta Naxoprod, album scritto e cantato in greco antico. Ed è proprio questa una delle loro originalità. Appena introdotto il disco nel lettore, pare di essere immersi in un’atmosfera oscura e misteriosa di suoni in corsa che cercano la via d’uscita in un bosco fatto di rami, percussioni improvvise ed eco persistente che confonde i pensieri. È la sensazione che offre “Elpetai” la traccia preludio del disco che allude, da subito, ai suoni tribali ottenuti anche grazie agli urli vocali e alle corde musicate di sottofondo che accompagnano i battiti delle percussioni. L’Africa prende vita e si colora di varie sfaccettaure negli altri brani del disco, come quella blues sfiorata in ”Machestai” e quella jazz accennata in ”Ten Thoihessine”. Anche l’originalità dell’utilizzo degli strumenti rende questo album davvero diverso da quelli sfornati dalle case discografiche in questo momento. Gli Heraclite si servono di strumenti comuni, come il sax, le percussioni, la batteria, il basso e la chitarra, che però, uniti con un certo ritmo ed una certa armonia tra di loro, riescono a fornire quel quid caratteristico della loro musica mai sentito prima d’ora. Dopo una scarica di tribalismo, la pacatezza ed il mistero languido musicale arrivano con ”Potamo”, sesta traccia del disco che introduce la voce femminile ad accompagnare i suoni primitivi delle voci maschili. Originalità primitiva, essenza africana, pizzichi elettrici attuali, il tutto speziato da testi inconsueti e voci singolari.
Articolo del
05/12/2010 -
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