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Luke Roberts
Big Bells and Dime Songs
2010
Ecstatic Peace!
di
Giuseppe Celano
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Alzarsi la mattina, dopo aver visto un live infuocato dei Fuzztones, senza fare colazione e con un mal di testa che da solo basterebbe a indolenzire anche i tre cranii di Cerbero, e mettere su il disco di Luke Roberts è curativo, soprattutto se fuori fa molto freddo. Roberts viene da Nashville, la madre cantava i salmi e predicava in casa, il padre suonava bluegrass, la risultante è quest’uomo che, oltre ad aver viaggiato molto attraverso gli Stati Uniti, è stato toccato dal’aspetto religioso della sua infanzia. Dopo anni ha deciso di registrare queste piccole perle con l’aiuto di Kyle Spence, degli Harvey Milk. La sua voce ricorda, per alcune inflessioni nasali, quella di Neil Young, ma la sua musica è abbastanza diversa del buon vecchio Neil. L’anima di questo giovane musicista è molto più folk e meno ruvida ed elettrificata rispetto al suo collega (”Anyway”). Il tutto si basa su strutture costruite con chitarra acustiche semplici su cui si staglia la bella voce di Luke. Il suo modo di cantare è quasi svogliato ma cristallino (”Somewhere To Run”), in alcuni passaggi l’immobile superficie della melodia s’increspa attraverso chitarre elettriche in ”Just Do It Blues” che, subito dopo, lascia il posto al fingerpicking, in stile quasi country, di ”Epcot Women”. ”Big Bells And Dime Song” è un disco riflessivo, pensoso, ricco di riferimenti religiosi, che va via lento lasciando un segno tangibile su chi ascolta. Da non perdere.
Articolo del
10/12/2010 -
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