|
Dal primo brano, ”Something Last A Long Time” e vedendo anche la fotografia soggetto del package, ”Bang Bang Shoot Shoot” con le sue due figure, sembrerebbe raffiguranti il demonio e la morte, verrebbe quasi da vietarlo ai minori di 18 anni per quell’aspetto satanico e macabro che vuole lanciare assieme a musicalità e voce tutt’altro che soft. Ma andando avanti nella breve track list (solo sette brani per questo inizio … mancava solo fossero 6!) si capisce che il reale obbiettivo e intento di Francesco Cardillo, il tuttofare di questo lavoro: voce, chitarra, basso elettrico, tastiere, laptop, è quello di parlare poco e fare tanta musica, fare magistralmente vanto della sua lunga esperienza come giocoliere del suono, giungere all’ascoltatore con la sola forza dei suoni: da note a rumori, da vibrazioni a brividi, zittendo una voce bassa, vellutata che si accenna solo in ”Osmos”. Come dei veri e propri cortometraggi musicali anche abbastanza lunghi, lo scenario, le parole, le sensazioni, gli ambienti quasi sempre cupi che sembra di vederli e viverli in notti scure e spettrali, li descrive la musica stessa … la musica parla più delle parole con Francesco Cardillo e stende una vera sceneggiatura di suoni, sensazioni, emozioni, paesaggi e scenari disparati. E’ così che disegna, gelida o infuocata, un correre, un fermarsi bruscamente, un voltarsi impauriti, uno sgranare gli occhi, un nascondersi, con salti inaspettati dall’elettronica alla classica variopinta di inquietudine, senza mai fermarsi, sempre più nutrita di tanta ambiguità ed imprevedibilità, di frenate ed accelerazioni, di grida e di silenzio, di passi felpati e corse furibonde, di dialoghi sordi ma assordanti. Per questo potremmo quasi definire le tracce di questo disco - che a parte la sopracitata ”Something Last A Long Time”, non hanno una loro vera identità o nome - come classificate, come dei codici o come qualcosa dal significato contorto che non ci è dato sapere e capire, anonime in cerca e in attesa della loro collocazione e questo fa intendere anche la natura della loro nascita: come delle opere, delle tele contorte buttate giù di getto, ma che rendono tutto, che piaccia o no, come una nuova sfaccettatura dell’ arte contemporanea musicale, di miscele di sensazioni, colori, umori e stranezze. E’ proprio il caso di dirlo: tremendamente cinematografico.
Articolo del
12/12/2010 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|