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Se questo è il nulla, allora è più pieno di quanto ci potessimo aspettare! Difatti, i Nihil Est giocano molto sulla scelta di questo nome, non tanto per contrapposizione, quanto per far notare come siano difficili da etichettare sotto uno o più generi, essendo produttori di una musica che diventa originale prendendo spunti da radici tra loro lontane. Originaria di Pavia, la band si compone di Luca (chitarra), Vito (voce, drum machine), Domenico (chitarra), Viola (synth, tastiere, voce), Nicolò (batteria) e Jacopo (basso). Frutto anche di alcune collaborazioni, l'album di debutto “Nuvole Notturne” risulta un calderone di musica e liriche estremamente malinconico. Dotato di una qualità media buona, non presenta però alcuna traccia che colpisca l'ascoltatore tanto in profondità da fargli vibrare le corde della passione. Tuttavia, non vi sono nemmeno brani di livello eccessivamente mediocre. La title-track “Nuvole Notturne” è, se vogliamo, la canzone più debole dell'intero cd, dotata di un arpeggio molto orecchiabile, ma sostanzialmente vuota, con un utilizzo della drum machine eccessivo, a discapito della batteria presente solo nel finale. È effettivamente il difetto di maggior evidenza questo alternarsi della ritmica elettronica con quella acustica, che, a parere di chi scrive, dà sempre un tocco di maggior spessore alle composizioni. Non è un caso se i brani più positivi sono quelli in cui la drum machine è meno presente, come “Eco”, nella quale entra nel finale, oppure “Vicoli Bui”, dove le percussioni sono pressoché assenti, ed “Adrian”, nella quale compare solo l'acustica. Un altro elemento da migliorare è il cantato, cullante nella maggior parte delle tracce, ma fin troppo cantilenato, buono per qualche tratto, ma alla lunga stancante. Per il resto tra ballate semiacustiche, abbellite da arpeggi volanti, e sezioni musicali maggiormente piene e decise, l'album si lascia ascoltare senza patemi di alcuna sorta, trascinando l'ascoltatore in atmosfere che fondono il vecchio ed il nuovo, senza forma definita, eppure nostalgiche. Gli archi e la fisarmonica francese presenti in due brani distinti, non fanno altro che accentuare questa sensazione di autunnale catarsi mnemonica, che guardando da lontano il futuro, prova ad adeguarsi ad esso. Progetto apprezzabile, seppur immaturo. Ma i margini di miglioramento ci sono.
Articolo del
13/12/2010 -
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