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Malarazza
Malarazza
2010
Yorpikus Records
di
Ivan Nossa
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Una bellissima copertina astratta e minimalista e una confezione lusso con il nuovo album ed un secondo cd live. Si presentano così i Malarazza gruppo fondato da Enrico De Turris che è anche l’autore dei pezzi ed il chitarrista. Il nome “Malarazza” viene da una canzone di Modugno dove ci si riferiva con quel termine alla razza burbera dei padroni, ma che in questo progetto musicale prende anche un’accezione positiva proprio per la ricerca della possibilità di far convivere in tutte le cose le due anime, i due lati, quello oscuro e quello luminoso, il bene e il male, spesso due concetti distanti ma che secondo questi i Malarazza convivono. Un album che già dalle prime note sembra voler raccontare qualcosa, iniziare una storia che probabilmente gli artisti avevano dentro da un po’ di tempo ed aspettavano l’occasione giusta per raccontarla tra un’esplosione di note, suoni, parole e colori. “Boom Chica Boom” è il primo brano, sembra anche essere la canzone di punta dell’album, ed è subito coinvolgente, il ritmo tra ska e reggae è trascinante, la canzona immediata a raccontarci delle meraviglie del lato femminile che è in ognuno di noi. Cosi scorrono i brani, in un rock italiano dalle venature ska/reggae/rock/indie e chi più ne ha ne metta. La chitarra è regina, la batteria fantastica. Gli arrangiamenti essenziali a sottolineare il bisogno di attenzione per il messaggio. Scorgiamo un’anima a volte anche pop che si perde però nel disco live dove il gruppo si rimpossessa delle proprie radici rock più ruvide nelle quali si sente a proprio agio, abbandonando le tastiere e dando priorità a sezione ritmica e chitarre. Da segnalare altri canzoni come “Una Goccia Nella Pioggia”, “Siediti Qui” e la cover della bellissima “Panama” di Fossati a chiudere l’album. Dopo aver ascoltato attentamente il disco ci si accorge di come sia forte nel cd l’idea che sta alla base di tutto questo lavoro dei Malarazza, e cioè evitare di schierarsi, non trovando validi punti fermi in cui credere, ma di vivere non solo in musica il “crossover” fatto di antipodi e visioni apparentemente contrapposte che riescono però a convivere in questa avventura musicale. I testi si soffermano su temi profondi, quali il tempo che non si trova mai, la disillusione, la politica, le domande e le favole a cui non crediamo più. E’ sempre comunque il tema degli opposti che ricorre a ricordarci il sentimento alla base della costruzione di questo album. Un disco da ascoltare, ma soprattutto da leggere e riascoltare.
Articolo del
16/12/2010 -
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