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Paiono cresciuti in Italia a pane, Cochi e Renato, ma in realtà arrivano dal Sud America, di preciso la città natia è Porto Alegre, anche se adesso vivono a Milano. Se poi credete di averli già visti da qualche parte, sappiate che è colpa di Fabio Volo che scovandoli a Barcellona ci mise davvero poco ad arruolarli come band di studio nel suo “Italo-Spagnolo”, programma di storie tra i fornelli dell’allora in forma Mtv. Questa ricetta funzionò alla grande, e valse a premiare la cultura Italiana che a quanto pare calza ai Selton meglio di un poncho. Due anni fa, difatti, l’esordio del quartetto brasiliano, è stata roba sagomata come un cartoon italo-gaúcho. Un ipotetico boomerang dal titolo “Banana A Milanesa” che di ritorno confonde il proprio idioma e rivisita Dario Fo, chiamando gli stessi Cochi e Renato a contribuire nell’interpretazione tutta brasiliana di “Vengo Anch’io No Tu No” di Enzo Jannacci. Se oggi più di ieri pensate ai Selton come a un gruppo semi-schizzato, folkloristico e a-territoriale, assurto a guida di una nuova generazione di menestrelli ‘freak’, la vostra idea è giusta. A dimostrarlo sono le tredici tracce di questo secondo album omonimo, che svelano ancora immagini inaspettate, ballate popolari, ukulele e satira flower-power. Le collaborazioni questa volta arrivano dalla produzione di Tommaso Colliva (Calibro 35, Franz Ferdinand, Muse) e Massimo Martellotta (chitarrista di Calibro 35), laddove, invece, l’inaspettato ospite d’eccezione è Dente, chiamato a curare l’adattamento in italiano dei testi. Per capire, poi, di cosa si tratta, immaginate, sempre se ci riuscite, una sintesi di pop-samba tropicalista (“Nuoto, Nuoto e Niente Più”), turbe bislacche lanciate con l’idea di cambiare e ‘scomodire’(“Io Voglio Cambiare”) e ballatone con influssi balcanici ( “Testa Quadrata”) sorrette dal violino di Rodrigo d’Erasmo (Afterhours). Continuate, poi, con la fusione corale di canti brasiliani e nero di città (“Dica Il Suo Nome”) e senza temere di sembrare giovanilisti tornate in strada, e alla richiesta di soggiorno ‘abbassate il finestrino e favorite i documenti, ma non gonfiate questo palloncino’. Intanto, alziamo la posta in gioco e vi raccontiamo, anche, di quei ritmi meticci che guardano ai sixties come una maracas suonata dai Fuzztones (“Il Segreto di Pedro”). Forse non ci sarete tanto vicino con la fantasia, ma qualcosa di certo capirete, specie quando un ‘momento di pazzia invade la canzone’ di “Tutto In Una Notte”, e il ‘deus ex machina’ mette a posto le idee spiegandovi l’effettivo sconvolgimento del pezzo in questione. Sul finale, vi resta la delicatezza di “Io Vorrei” che tra un ritornello e un fischiettio elargisce a cuor leggero saggi consigli sui bastoncini di legno da adorare al pari degli dèi. Un album dove si respira un’atmosfera sempre libera, un cantautorato fuori dal tempo e un accento portoghese che, detto onestamente, è fichissimo. Ma il bello, alla fine, è capire che tutto questo andirivieni di ambulanti, novelle animate dalla luce del sole, sitar e percussioni, i Selton se lo possono davvero permettere.
Articolo del
10/05/2011 -
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