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Malgrado la popolarità in costante ascesa, sembra non esserci nulla da fare: a qualcuno il metalcore e i suoi rappresentanti proprio non vanno giù. Se da un lato abbiamo lo zoccolo duro dei thrasher, le cui lagnanze vertono principalmente su carenze tecniche e soluzioni ad effetto sicuro, dall’altro troviamo i soliti snob, che inorridiscono al solo pensiero di qualunque cosa non sia musica di sottofondo ad alto contenuto lirico, intellettuale e compositivo. Bene, lasciamoli tutti alle loro lamentele e godiamoci una delle novità più attese del 2011: si tratta dei Glamour Of The Kill, che con ”The Summoning” lanciano ufficialmente la propria personale operazione “conquista del pianeta”. In effetti, il quartetto di York, Inghilterra, guidato da Davey Richmond, sin dalla sua nascita (2007) viene seguito con interesse da più parti, grazie alla rapida pubblicazione di due EP e alle apparizioni su palcoscenici importanti come il Download e il Sonisphere Festival. Le aspettative createsi attorno al loro debutto sono piuttosto alte, il che, ovviamente, gli complica un pò la vita: i primi della classe sono sempre costretti a sgobbare per mantenere la media alta che è loro richiesta. Nel caso specifico i GOTK superano dignitosamente il compito in classe, pur con ampi margini di miglioramento. Ambiziosi, ma consci dei propri limiti, onesti con se stessi e con l’ascoltatore, ci credono, pur senza minacciare di stravolgere le gerarchie metalliche mondiali. Gli interessa scrivere e suonare canzoni che piacciano. L’atteggiamento è quello giusto, almeno in questa fase iniziale della carriera, e già questo è da apprezzare. Quanto all’aspetto strettamente musicale, la scalata ai ruoli di comando della bellicosa divisione anglo-americana, capitanata da Atreyu, Bullet For My Valentine, Avenged Sevenfold e Bring Me The Horizon, è sicuramente un obiettivo alla loro portata. Proprio i gallesi Bullet For My Valentine sono una delle influenze più evidenti in “The Summoning”. I Glamour Of The Kill si buttano a capofitto sulla formula metalcore classica, riff basilari, puliti, altisonanti, aggressività contrapposta a melodie irresistibili: equazione vincente che ha garantito al genere un trend stabilmente positivo soprattutto tra i giovanissimi, a cui vanno ad aggiungersi certe sonorità glam-gothic-emocore che richiamano i My Chemical Romance dei tempi che furono. I GOTK giocano con questi elementi senza pretenziosità, riuscendo a mantenere per tutto l’album standard sorprendentemente alti per una band esordiente. Complessivamente, “The Summoning” suona molto vicino a ”The Curse” (2004) degli Atreyu, album totemico del metalcore, e anche uno dei pochi a ricevere unanime consenso di critica e pubblico. L’opener ”If Only She Knew” è già un manifesto del loro sound, e mette in campo tutti gli elementi sopra citati. Il rock incendiario di ”World’s End” e ”Eyes Of The Broken” rivela l’ascendente di un’altra band molto in voga, gli Escape The Fate, con cui I GOTK hanno condiviso alcuni show. Bello il primo singolo ”Feeling Alive”, segnalato anche dall’autorevole rivista britannica Kerrang; la stessa energia la ritroviamo in ”Lost Souls”, mentre ”Dying From The Inside” si attesta su un solido midtempo. Lascia un po’ perplessi il morbido e corale intermezzo acustico ”Malevolent Reign”, che crea un curioso, e forse non del tutto voluto, effetto “a cappella”. ”Supremacy, Here Behind These Walls” e ”Army Of The Dead” segnano il ritorno allo stile “assalto frontale” con ampio utilizzo dello scream, che nel resto dell’album viene un po’ sacrificato a favore delle clean vocals (peraltro molto buone). Chiude la title track, un altro poderoso midtempo dove tornano protagoniste le chitarre e la melodia. In tempi recenti, i grandi palcoscenici del rock e del metal hanno riservato non poche delusioni agli appassionati, specialmente per quanto riguarda le nuove generazioni. In un panorama attualmente piuttosto desolato, i Glamour Of The Kill rappresentano una novità piacevole, seppur non particolarmente innovativa. C’è qualcosa che attrae e cattura nella loro musica, e di sicuro ne sentiremo parlare spesso nel nuovo anno. Alla faccia dei criticoni e degli incontentabili.
Articolo del
03/01/2011 -
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