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Il primo lavoro in studio di questa giovane band della provincia di Pisa nata nell'inverno del 2007 è infatti null'altro che una buona e breve raccolta di brani per lo più facili e canticchiabili già dai primi ascolti, ma che dopo qualche analisi più approfondita risultano fragili in tutto e per tutto. E soprattutto mediamente noiosi. Ma prima di addentrarci nella critica vera e propria presentiamo questi quattro ragazzi: Riccardo Andreini (voce, chitarra) e Alessandro Brogi (batteria), ex membri degli Zona Eden, Nicolò (chitarra) e Matthias (basso) Stohrer, provenienti invece dai Pest on Board. Sono loro i Bramasole, gruppo che all'attivo può vantare diverse partecipazioni a concorsi di media importanza con anche una premiazione all' ”Egola Sound Kontest” per il brano più radiofonico. Premio giustissimo, perché se c'è un difetto che manca alla band in questione è proprio il non essere adatti al passaggio in radio, soprattutto nelle più “illustri” stazioni nostrane. Ma non sempre la radiofonicità è un pregio, ed a ciò questo bisognerebbe fare attenzione. Sei i brani che compongono l'omonimo “Bramasole” per una durata di ventidue minuti tondi tondi. L'inizio è, a dire il vero, promettente, con la track “Mi Chiedo Sempre Perché”, che affianca alla caratteristica orecchiabilità anche un tocco di malizia accattivante, catturando l'attenzione dell'ascoltatore e non lasciandola andare. Non un capolavoro, ma un bell'incipit per un album che ci si aspetterebbe prosegua su buoni livelli. E invece ecco che cominciano le prime note di “Sogni Sporchi”, uno dei cinque brani insufficienti dell'ep (5 su 6!!!). La speranza di una crescita qualitativa di ciò che ascoltiamo viene smantellata canzone dopo canzone, e siamo costretti a trascinarci fino alla sesta ed ultima “La Verità”, tra un ritornello banale ed un'altro anonimo, faticando nei diciotto/diciannove minuti che seguono l'opener. Un peccato, veramente un peccato. Non credo infatti che i Bramasole possano veramente essere solo questo, perché il gruppo sembra avere i mezzi per raggiungere risultati migliori, almeno all'apparenza. Uno dei problemi principali sono la composizione, blanda e sciatta, delle musiche, arrangiate senza alcuna pretesa. Ed anche la stesura dei testi, davvero poveri di contenuti e di ornamenti formali. Inoltre il cantato non è espressivo nelle cinque tracce insufficienti, e questo pesa molto sulla loro valutazione in fin dei conti. In alcuni passaggi sembra di stare ascoltando un album di Ligabue, dato il timbro e lo stile vocale che il cantante Riccardo Andreini sfodera a tratti. La qual cosa, per una band originale, non giova affatto. Insomma, senza mezzi termini, c'è molto da lavorare prima di poter passare alla produzione di un album ufficiale, sempre che non si voglia puntare sui gusti del “popolino” italico. Perché, se così fosse, allora i Bramasole non sarebbero nemmeno troppo lontani dalla meta.
Articolo del
05/01/2011 -
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