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Sia ben chiaro: quando parliamo di Joe Satriani, Yngwie Malmsteen, Steve Vai, Marty Friedman, stiamo parlando di maestri e virtuosi, autentici 'Michelangelo' delle sei corde; hanno anche il merito aggiuntivo di avere creato un genere musicale, il prog metal tecnico, che dagli anni ’90 in poi ha fatto proseliti in tutto il mondo. Da un po’ di tempo, il progressive soffre di un’oggettiva difficoltà a rinnovarsi. E’ come se tutto quello che lo riguardava fosse già stato detto dai suoi padri nobili, di conseguenza la caratura tecnica dei musicisti diviene necessariamente il metro di giudizio più adottato da critici e recensori: e va da sé che questo non fa bene alla musica, perché la storia insegna che nelle grandi canzoni c’è sempre molto più del puro virtuosismo. Il torinese Salvo Vecchio, nel suo primo 'full length' intitolato ”The Warm Light Of Night”, non ci sta proprio a passare per l’epigono di questa analisi. La ricerca di elementi di contaminazione che possano creare un prog “alternativo” è ad amplissimo spettro, e spazia dall’'heavy' al 'folk'. Il risultato è senza dubbio interessante, anche se non eccelso. Salvo è un chitarrista straordinario, i suoi passaggi sono incantevoli, ma probabilmente ha messo un po’ troppa carne al fuoco. C’è da dire che non ha fatto l’errore di avventurarsi in suite di dimensioni bibliche, di quelle che generalmente annichiliscono l’ascoltatore e fanno impazzire il recensore. Anzi, il trittico iniziale, ”Solar Impulse”, “Salvation” e “Seaward”, si mantiene in territori abbastanza prossimi al rock, per arrangiamento, durata e immediatezza, e scorre via benissimo. ”Rodeo Over Drive” e ”My Old Wine” presentano quelle curiose contaminazioni 'country' di cui si è detto, anche se la seconda ad un certo punto vira anche verso il power metal. ”Stream Of The River” è la track più complessa, molto d’effetto, ma manca un po’ di coerenza tra i vari elementi. ”Dusty Roads” e ”Intense Horizons” ci riportano ad un’originale interpretazione del metal. ”Aporphis” è la più vicina al prog “barocco”, stile Dream Theater, e include anche elementi orientaleggianti. Il tentativo di fare qualcosa di nuovo è riuscito per metà; un po’ confusionario, nel complesso, ma c’è del buon materiale su cui lavorare.
Articolo del
14/01/2011 -
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