|
Pochi generi hanno creato più emuli, imitatori e nostalgici dei fasti di un passato ormai lontano come il progressive. O, per meglio dire, in pochi generi questa tendenza così tipica e comprensibile si è palesata in maniera più vigorosa, insistita e, in diversi casi, purtroppo anche fastidiosa. Fortunatamente, non è questo il caso. I Modest Midget, anzi, dimostrano di saperci fare e di possedere fantasia sufficiente a rimestare in un tipo di musica fin troppo sviscerato ed esplorato.
Tutto ha inizio quando Mr. Lonny "Lionel" Ziblat, polistrumentista, compositore e arrangiatore giramondo israelo-argentino approda nei Paesi Bassi e qui, in collaborazione con altri strumentisti altrettanto talentuosi e dal background più vario, dà vita al progetto Modest Midget, più o meno nel 2006. Curiosamente, avevo ravvisato nel loro stile più di un riferimento ad alfieri del progressive sinfonico come i Gentle Giant e scopro che proprio a loro si deve l'ispirazione per il nome della band. Il ‘gigante gentile’ è più che presente qui, in primis nelle inflessioni vocali di Ziblat, molto pulite e definite, e poi negli arrangiamenti di un brano barocco quale ”Troubles In Heaven”, nell'intro di ”Baby e nei suoi stessi arpeggi aperti di chitarra, o nel quasi falsetto della conclusiva ”The Last Straw”. Ma i riferimenti non si esauriscono qui. Un po’ tutti i campioni della variante sinfonica del progressive potrebbero essere chiamati in causa qui (Genesis e, sul versante più canterburiano, Caravan), nonché aspetti più eterogenei collegabili a tale corrente, come nella tarantella ”Coffee From Yesterday” e nelle pulsioni spagnoleggianti di ”Jorge Knows How Difficult a Musician's Life Can Be”, “But Then Again”, “Who Doesn't?”. Nel curriculum di Ziblat, autore di tutti i brani, c'è posto anche per affioramenti new prog, con scatti hard rock e metal annessi e connessi. Particolarmente interessanti sono poi alcuni episodi di fusione di generi piuttosto riusciti, come si evince da ”Contemporary Ache”, in bilico tra linearità ed estro e con un testo curioso. Alcuni si sono addirittura sbilanciati a definire la musica dei Modest Midget un punto di incontro tra Frank Zappa e Beatles. Certo, riferimenti allo Zappa più jazz di ”Hot Rats” ci sono pure, ma aspettiamo prima di sparare sentenze. Ad inficiare in parte la buona fattura del disco concorrono una non impeccabile qualità della registrazione (più che altro, a livello di resa dei suoni: la batteria è alquanto piatta, per i miei gusti) e un paio di mezzi scivoloni (”Buy Me!” sembra quasi un pezzo dei Green Day, con tutto il rispetto, e la ballata ”I Came, I Saw, I Left” non risulta troppo convincente).
Ma come primo disco, direi che siamo già andati ben al di là delle buone intenzioni: è innegabile che il peso della storia si faccia sentire, ma Ziblat va tranquillo per la sua strada e con ragione da vendere, visti i pregevoli risultati.
Articolo del
16/01/2011 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|