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“16 Black & White Buttons” è un disco in 3D. Possiede la profondità, quella del suono data dall’abilità e dalla genialità di un maestro delle percussioni e se vogliamo anche dei suoni elettronici. Gianluca Rimei produce nella sua stanza rossa, da solo e crea il mistero, l’arte, l’omogeneità del suono e la combinazione perfetta ed equilibrata delle armonie. E’ un album senza forza di gravità, un disco composto di sette tracce sospese nell’aria e sospinte dalle note. L’artista ha creato davvero un disco sperimentale, completo, interessante ed intrigante. Nato come batterista, Gianluca Rimei ha sempre avuto idee sfavillanti nella sua testa e, a distanza di 15 anni, ha scelto di mettere in pratica i pensieri musicali che vagavano come bolle d’aria nella sua testa ed ha creato “16 Black & White Buttons”. È il suo progetto da solista plasmato con l’aiuto di pochi protagonisti: sintetizzatori, sequencer, batteria e voce. L’intro offerto dalla prima traccia dura solo 60 secondi, il tempo di lasciarsi andare ad occhi chiusi ed abbandonare il corpo all’assenza di queste sonorità. L’eleganza che Rimei ha messo in questo lavoro è sicuramente dettata dalla sua attenzione per il minimo dettaglio e per l’aspirazione alla perfezione e la peculiarità sta anche nella sintetica espressione artistica che è riuscito a dare in sole sette tracce, concise, ricche di significato e sempre diverse l’una dall’altra. Ogni traccia ha un’identità sonora propria. Nella seconda track, l’artista ci mette anche la sua voce che troveremo in tutto il resto del disco, lo stile adottato è quello raffinato all’inglese e ricalca in parte le sonorità degli Interpol, motivo che comparirà anche nella penultima track del cd. Il terzo brano è una misteriosa ricerca di suoni truccata da percussioni accompagnatrici e sintetizzatori decisivi, per procedere con un’inusuale quarta traccia, nel cuore del disco, che ci delizia in sottofondo di suoni neri, profondi, quasi un ritorno alle radici della tradizione R&B e rap americana. Le chicche sono le diversità scelte per gli ultimi brani. La quinta, di soli 56 secondi, è un dialogo tra suoni, un botta e risposta elettronico intervallato da interlocutori esterni che dicono la loro con sentenze profonde e cupe. La terza dimensione torna a farsi sentire a chiusura lavoro, quando l’artista ha scelto di inserire percussioni tenebrose ed imperscrutabili, come il senso precipuo che rispecchia dall’ascolto della traccia. A contornare il progetto sperimentale è la voce di Gianluca Rimei, equilibrata, ovattata e delicata che accarezza, contorna, avvalora i suoni, in un mix colorato e bilanciato di armonie.
Articolo del
18/01/2011 -
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