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Inizia abbastanza bene Giacomo Toni, non che questo disco, ”Hotel Nord Est”, sia il primo della sua produzione ma ben il terzo della sua carriera iniziata nel 2006, quando i suoi scritti si trasformano in musica insieme alla sua Novecento Band (Carlo Borsari, Marcello Jandù Detti, Marco Frattini, Eusebio Martinelli, Roberto Villa), con la quale da anni gira la Romagna e l’Italia, per live senz’altro più coinvolgenti e più promettenti di un disco che racchiude un genere davvero molto particolare … senza dubbio: tanto di cappello per il coraggio di questo giovane cantautore tuttofare di Forlì. Apprezzati notevolmente dalla critica e vincitori di diversi premi riconosciuti a livello nazionale e anche presieduti da mostri sacri come Mogol, Giacomo Toni e la sua Novecento band sono un gruppo che mischia folk, cantautorato, jazz e blues, con un pizzico di quella teatralità difficile da trovare ma che invece sembra uscire davvero bene al cantante, autore di tutti i testi e musiche, nonchè mente del gruppo. “Hotel Nord Est” esce lanciato dal suo primo singolo ”La Firma”, ma è un turbine di un lungo miscuglio di colori, stranezze e tematiche: sociale, romanticismo, ironia in abbondanza e riflessione con un pizzico di autobiografia di ”Leggenda di Un Amore”. Non c’è quindi da farsi ingannare dalla opentrack ”Mah” la quale con il suo pianoforte farà pensare fin troppo bene, come anche la successiva ”Terra!”, una sorta di lettera e di poesia messa in chiave jazz magistralmente, ma tutto poco dopo, già da ”Neolingua”, si trasformerà in un corri corri e un via vai di cose, nel quale non mancherà qualche risata, soprattutto di ”Nord Est” con l’intramontabile divisione oggi più che mai attuale di nord e sud pepata da qualche frase provocatoria, ma anche qualche esagerazione davvero poco digeribile e antipatica, che sfocerà anche il allusioni di cantastorie di una volta, di quelli a cavallo tra risata e lacrime alla Giorgio Gaber. Insomma, Giacomo Toni & Novecento Band hanno dato dimostrazione di essere capaci di scrivere e di destreggiarsi abbastanza bene in diversi mondi musicali da indirizzare sicuramente ai più virtuosi, ma che trovano comunque pane per i loro denti e il loro habitat naturale nel palcoscenico teatrale, sicuramente luogo dove sarà più facile apprezzarli nelle loro sfaccettature, oltre che per il jazz che già al primo ascolto in cd non lascia spazio a critiche.
Articolo del
26/01/2011 -
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