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Una donna e due uomini una volta hanno fatto un viaggio. L’hanno cominciato negli anni ‘30. Sono passati per la Francia, la Germania, l’America, il Giappone, L’Africa saltellando per la rete di diverse culture musicali, dal jazz, al tango, al funky, sino all’adattamento sperimentale elettronico. Sono rimasti vittime di questa rete e son tornati nel 2010 con un nome francese, un’espressività musicale fuori dal comune, un’intensa passione per il loro genere e una grande determinazione nell’affermarla. La Vague sono Francesca Pirami, Alessandro Corsi, Marco Calì. Tre grandi artisti e musicisti che hanno unito le loro formazioni musicali per dar vita a un trio geniale e davvero sui generis. Se dovessimo definire il genere dei La Vague dovremmo coniare una nuova parola vista la loro capacità di unire più stili, mai uguali ad altri già esistenti. Introdotto il disco nel lettore, l’impressione è quella di essersi tuffati direttamente in un mare di sonorità anni ’30, quando ancora ad allettare i ritrovi musicali casalinghi erano i vinili e il grammofono. Su “Parlo Da Sola”, seconda traccia del disco, va posto l’ accento, visto che il suo videoclip ha ricevuto una menzione speciale al “Valsusa Filmfest 2009” per la suggestione creata dall’ambientazione e scelta dai personaggi e dai costumi e non solo. Dagli anni ’30 di “Sierge”, con “Parlo Da Sola” saltiamo direttamente in un appassionante e “buffo” tango italiano reso ironico dal testo della Pirami che “parla da sola saltando pozzanghere di cielo e di foglie” e dall’accelerazione del ritmo nella seconda metà della traccia. Tango e flamenco spagnolo, sono le sonorità che adesso assaporiamo in “La Foule”, testo francese, deciso, in cui il tono della vocalist è grintoso, chiaro e corposo nell’impostazione, in grande sintonia armonica con i ritmi musicali di basso e chordette e dalla marcia riprodotta con percussioni, cajon e mani. Una delle peculiarità musicali dei La Vague sta nella scelta dei suoni da riprodurre, adatti ad ogni stato d’animo e offerti, ogni volta, da uno strumento musicale preciso. La varietà di questi ultimi è ampia e selezionata con il minimo dettaglio: percussioni come cajon o semplici mani, kazoo per le vibrazioni vocali, chordette, basso, contrabbasso e tanti altri. I tempi anni ‘50-‘60 sono affrontati nella traccia numero sei, “Grillo Parlante” che inizia con un breve accenno a sonorità orientali date dall’utilizzo della mbira. Nella settima traccia dell’album, “Paper”, i musicisti si lasciano andare alla loro vena artistica, quella di un’improvvisazione sicuramente pensata. La voce della Pirami si dimena professionalmente in un matematico dialogo di alti e bassi vocali che accompagnano suoni elettronici di uno stile musicale molto più attuale. “Paper” dà il via alla seconda parte del disco, quella che il gruppo ha denominato “le Vague FM” per via dell’aggiunta di altri due elementi Genzo Okabe (chitarra) e Stefano Ciuffi (sax). È questo un secondo tempo plasmato con un’idea musicale dissimile dalla prima. Le armonie sono più attuali tendenti al rock, all’elettronico, in cui i suoni più definiti sono quelli della batteria e del contrabbasso. La nona traccia, “La Vague”, ha velature funky e rock, designate da un grande assolo di chitarra elettrica in chiusura che perdura per ben un minuto e mezzo. Funky e jazz si uniscono alla delicatezza vocale in “Sit Down” e poi si tuffano, senza alcun testo, solo armonia, in “Jpm”, in onore di Jean Pierre Melville e del suo cinema. Non si son fatti mancare nulla i La Vague neanche il testo in giapponese di “Wiki San” accompagnato da un sax funky incisivo e significativo.
Articolo del
27/01/2011 -
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