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Armoteque
Find Position
2010
Le Arti Malandrine/Goodfellas
di
Maria Francesca Palermo
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Un vortice di toni caldi su una musica d’impronta elettronica. Questa potrebbe essere la descrizione più corretta per illustrare la disposizione strumentale degli Armoteque, band bolognese capeggiata da Gian Luca Gaiba e Stefania Centonze (ex voce di Mumble Rumbe). Importante sapere che il duo diventa un trio quando Federico Bologna, già tastierista nei Technogod, si unisce alla band delineando uno scenario in cui le tastiere assumono una grande importanza nella composizione dei brani. ”Find Position” è il loro primo lavoro, un debutto dove i testi raccontano di visioni appena vissute e di note ad appannaggio dei notturni ‘bristoliani’. Erano belli gli anni novanta e le campionature sinuose, è bello il ‘trip-hop’, un po’ meno il suo attuale calderone dreamy. Gli Armoteque ci provano e lo fanno più o meno degnamente, almeno in sei tracce su undici. “Dirty Hands” è la vetta di un’apertura gentile e armonica che non ha assolutamente nulla da invidiare alle migliori composizioni straniere. Sarà la buona gestione degli strumenti, la prassi culturale che tiene bene a mente la lezione di Portished, Murcof, Martina Topley Bird o la vocalità di una Centonze professionista della materia, fatto sta che qui i ragazzi sanno il fatto loro. Abili nello sfiorare la dimensione ritmico-elettronica di tale scuola, servono pezzi trance-aleatici nello spirito (“What You Fell” e “Early Morning”) pur restando, però, formali nelle cromature di una pratica confinata molto spesso all’emulazione dei confini. Le successive “Drifting” e “Loneliness” operano un piano di centrifugazione riassuntiva del lavoro, e tra ‘loop’ amalgamanti e ritmi cadenzati chiudono il cerchio delle cinque buone canzoni dell’album, poiché l’insoddisfazione cresce verso gli ultimi brani, ripetitivi nel mare del troppo. Poco dopo si cade in letargo per cinque pezzi di fila, e ci si risveglia solo alla fine quando forse è troppo tardi, ma “Position Of The Heart” è un bel pezzo e si fa anche in fretta a riaprire gli occhi specie grazie alla combinazione easy-pop di voce e tastiera pronte, sempre, a trattenere l’incidere prolungato, intimista e dilatato della canzone. Queste le migliori tracce del bottino. Ma citando per un istante titolo e fondo scaletta, il punto in discussione non è solo trovare una posizione del cuore, ma riuscire a renderla il più personale possibile, varcando lo steccato di un omaggio spolverato a un passato fin troppo ricco e ri-sconsiderato. Onde evitare (per l’appunto) derive new age per raccolte chill-out.
Articolo del
30/04/2011 -
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