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Pronti per un viaggio sulla Luna? I Liir Bu Fer ci conducono in un luogo inesplorato dove la forza di gravità è assente, dove l’elettronica è l’unica via musicale possibile e dove le convenzioni non esistono, ma esiste solo la sperimentazione artistica e la tecnica. Si chiama “3juno” ed è il debut album di Andrea Tumicelli, Marco Tuppo, Nicola De Bertoli, meglio conosciuti come “Liir Bu Fer”. Il trio getta le basi del loro lavoro esordendo alla sonorizzazione di un’installazione artistica di Luca Armellini. La loro tecnica e il loro talento musicale culminano in linee elettroniche acustiche, maturando un frutto chiamato “3juno”. Il loro genere, di base elettronica, potrebbe essere definito un ambient a tratti acido e graffiante con reminiscenze kraut, dettate dal cosmico volere musicale. Si sale a bordo indossando una tuta spaziale immaginaria, con un decollo alternativo della durata di un minuto, giusto il tempo di ambientarsi alle sonorità ultraterrene che apprezzeremo nel resto dell’album. La delicata voce femminile che ci accompagna nella prefazione di “Ginza”, è quella di Antonella Bertini. I passeggeri principali di questo viaggio musicale sono sicuramente i sintetizzatori e la vena elettro-tedesca ha contaminato i tre musicisti che si sono destreggiati con sicurezza d’intenti in un’esperienza davvero oltre il comune, oltre i limiti musicali italiani riuscendoci con grandi risultati. Decollati con la prima traccia, lo stesso motivo musicale lo ritroveremo in “Esperanto”- si sale in cabrata con “1944”, brano dagli stili elettrici e storici che riprende frasi di repertorio e, sonoramente parlando, si serve di un battito profondo, costante e reiterato che offre un senso di emozione, allerta, ansia data anche da lievi effetti sonori che ricordano elicotteri da guerra. Con “Red Submarine” si cambia il registro utilizzato nelle prime tre track, adesso è la voce maschile in falsetto a completare il lavoro sonoro. La pienezza armonica dell’album è stata possibile grazie alla varietà di suoni impiegati riprodotti da altrettanta varietà di ‘machines’ e tecniche, quali loop machines, effects, kalimbas, carillon, strings, harmonica e tanti altri. È l’ingegnosità che i tre artisti ci hanno messo, che ha forgiato brani del tutto eclettici. i Liir Bu Fer sono riusciti a trovare corrispondenza tra suono pensato e suono ottenuto, grazie anche al solo utilizzo di oggetti o loop minimal. Se dovessimo paragonare il loro stile a qualche artista musicale contemporaneo, lo accosteremmo a quello del giovane musicista tedesco Apparat, anche se in molti dettagli i due generi sono distanti. “Maestrale” si muove su corde tecno offerte abilmente da suoni gravi di woofer, “Mikami”, invece, segue una linea arcana data da una serie di effetti stridenti e profondi che lasciano senso di apertura all’ascoltatore, senso di esegesi personale del brano. L’album, in chiusura, si mostra in alcuni dettagli, sonoramente diverso, la terz’ultima traccia, ”Room/10”, propone accanto ad aspri effetti anche quello di un gong sincopato in alcuni tratti. “Obliquizione” è l’unico brano in cui viene utilizzata una tastiera ed è dissimile dagli altri per via delle voci da canto gregoriano impiegate. Nel finale il bandolo della grande matassa di suoni di “3 Juno”, si unisce con il suo inizio creando una commistione di suoni che chiude il cerchio sperimentale ed alternativo che i Liir Bu Fer hanno voluto offrire.
Articolo del
05/02/2011 -
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