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”Momentaneamente In Equilibrio” è il primo sogno a dieci pezzi che il giovane cantautore classe 1982 di Piacenza, Simone Fornasari, accende nella sua bacheca di esperienza musicale, sognata già dalla tenera età quando, come racconta lui stesso nella sua biografia del suo carino e confortevole sito, nasce a 11 anni, quando un giorno, sotto un malanno si fa regalare dai genitori una chitarra che diventerà velocemente una fedele compagna di vita e di sogni da raggiungere. Simone è ambizioso, molto ambizioso e lo si capisce sin dall’inizio di questo disco che lo porta ad una autoproduzione al suo stesso battesimo musicale con il precedente ”E Comunque La Vita E’ Tutta Un’Altra Cosa”, seppur con pochissime tracce. Stessa caparbietà che dona a ”Momentaneamente In Equilibrio”, l’assestamento (scusate il gioco di parole) musicale che può essere ‘classificato’ come uno di quei dischi sostanzialmente inclassificabili: né belli né brutti, ma che lasciano traspirare delle capacità, frenate, ancora parzialmente inespresse che impaurite si riparano in qualche scopiazzatura vocale di qua e di la di ambito nazionale. Ma Simone è anche cauto in questo e fa piacere sentire che nonostante tutto, si accetta così com’è e, anche se in certi punti non è difficile sentire qualche ispirazione, cerca di non mettersi la maschera, perché non si risparmia e ogni nota è coperta da una parola e viceversa, note di pianoforte, tromba, chitarra che si rende protagonista di una sessione acustica in ”Sono Sicuro Che”, tra pop, rock e un leggerissimo accenno di country. Una varietà di strumenti per un inizio semplice ma tanto passionale. Un inizio radio friendly con ”I Miei Pensieri”, trova seguito in poche delle tracce successive, come la title track ”Momentaneamente In Equilibrio”, o al massimo in ”Come Faccio”, che potrebbe essere un pezzo promettente come singolo radiofonico. Per i testi, interamente scritti dal giovane cantautore, possiamo dire che sono provenienti dalla biografica personale e fuggono via come il nulla nel leggerli, ma sono spesso pesanti da seguire in musica, e sembrano interminabili anche se i più durano poco più di 3 minuti e il tutto risulta soffocante e troppo caotico, oppresso e “pressato”. Insomma, ammirevoli le capacità strumentali, le numerose aperture sonore e di scrittura, ma il voler fare troppo sfocia molto spesso nello stancante. Qualche frenata e qualche ritornello in più e chi lo sa che qualcosa di interessante non possa uscirne fuori. In bocca a lupo!
Articolo del
04/02/2011 -
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