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Malvachimica
Dipende Dai Giorni
2010
ForEars
di
Eugenio Zazzara
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Una copertina dai toni bucolici e impressionisti ci introduce all'ascolto di ”Dipende Dai Giorni”, esordio discografico dei Malvachimica. Questo trio di ventenni toscani condensa diverse buone idee nel breve arco di cinque brani, per un Ep vario e ispirato, pur con le pecche tipiche della prima volta. ”Malcomune” è il pezzo più tirato del lotto: ritmo serrato quasi punk 'n roll dettato dal basso, con rari squarci e aperture melodiche che diventano una rampa di lancio per far decollare la traccia a velocità sempre maggiori, portando la mente a fare lusinghieri paragoni con i Pearl Jam più scanzonati. A parte la comprensibile ingenuità delle liriche, un ottimo incipit. Ma il meglio del disco arriva ora. ”Parlo Alle Allodole” parte come una miriade di altri brani per poi, sorpresa!, indugiare su una malinconica e stupenda alternanza di accordi minori, che sembra fare il verso (chiaramente con meno rabbia e foga) ai misconosciuti ma seminali Rodan. Il proseguo del brano non delude e si aggiudica la palma di traccia migliore. Altro brano, altro cambio. I Vigneti è dichiaratamente pop, con un inizio un po' alla Ligabue e, in generale, si fa ascoltare con piacere. Ne ”Lo Zio d'America”, Conticelli domina le frequenze con una voce che, considerata l'età, è già ben impostata, nel brano più indie dei cinque. Si chiude con il pop-rock un po' banale ma secco e diretto de ”L'Isola”. Niente male come esordio, per una band così giovane: certo, in futuro dovranno dimostrare un po' più di personalità e concretezza, ma sono sulla strada giusta.
Articolo del
11/02/2011 -
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