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Colore Perfetto
L’Illusione Del Controllo
2010
Libellula/Audioglobe
di
Martina Consoli
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Uscire dai canoni convenzionali ed allontanarsi dall’ordinario nella musica odierna non è proprio così semplice e scontato ma per cercare di distinguersi dai propri competitors vale la pena di provare a rischiare. La band perugina “Colore Perfetto” ha optato per questa scelta con il nuovo album “L’illusione Del Controllo”, a tre anni dall’uscita dell’ultimo lavoro di studio dal titolo “Il Debutto” che vantava la preziosa collaborazione di Umberto Giardini , in arte Moltheni, apprezzato e fine cantautore italiano purtroppo sconosciuto ai più, di cui il gruppo ha aperto diversi concerti. La band formata da tre elementi, David Pollini alla voce ed al basso, Alessandro Fioroni alla chitarra e Stefano Bandera alla batteria, attinge dalla tradizione cantautorale italiana, in particolare da quella più recente come Niccolò Fabi, Samuele Bersani, Carlo Fava per citarne alcuni. Il trio però riesce egregiamente a non cadere nell’imitazione, la sua musica non è un copia-incolla dall’originale bensì personalizzata e ricercata. Una musica basata sull’essenziale con pochi accordi di chitarra e di basso e qualche colpo di batteria a contorno. Minimalismo nella musica ma non nei testi, contorti e profondi, indagano l’animo umano ma soprattutto parlano di amori finiti e tradimenti; probabilmente si può dire che l’unica pecca dell’album sia la monotematicità, le canzoni sono troppo spesso ripetitive e sembrano rimanere imbrigliate sullo stesso tema. Curiosa la scelta di non optare per il classico schema compositivo, strofa/ritornello/strofa, in quasi tutte le dieci tracce dell’album il ritornello è assente, decisione originale ma sicuramente rischiosa. Chi li ascolta per la prima volta potrebbe assopirsi già alla prime due tracce “Brucia” ed “Impercettibile”, l’una che ruota attorno al tema dell’abbandono da parte della persona amata, l’altra in cui ci si domanda su chi sia effettivamente il proprio “Io”. Nelle cinque tracce successive dell’album, il tema è sempre quello di un amore finito dal retrogusto amaro su cui però in “Come Un’Ombra” si grida vendetta: “Sarà come risuonarti dentro/cercherai di non avermi più addosso/ sarà più facile ucciderti che dimenticarti”. L’unica canzone che si discosta dalle altre è “Il Mondo E’ Brutto” il cui testo pone l’attenzione su come gli uomini sono in grado di approfittarsi della debolezza altrui e che, se non si tengono gli occhi bene aperti, si corre il rischio di essere derubati non solo delle cose materiali ma anche e soprattutto della propria anima. A chiudere l’album è una traccia completamente strumentale “9 A.M.” lenta, semplice e cadenzata: quasi a dire stop, prenditi una pausa dalla solita routine e medita su te stesso.
Articolo del
18/02/2011 -
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