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Numero6
I Love You Fortissimo
2011
Supermota
di
Daniele Bagnol
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Cominciamo subito col mettere in chiaro una cosa essenziale ai fini della comprensione del disco: Michele Bitossi è un filosofo moderno come pochi ce ne sono in giro in Italia, attornato da ottimi compagni di viaggio come Andrea Calcagno (basso e sintetizzatori), Stefano Piccardo (percussione e chitarre) ed il polistrumentista Tristan Martinelli. Chi non fosse d’accordo, è pregato di ricredersi dopo anche un solo ascolto di questo lavoro. Si tratta di un disco che viene dopo l’ “Extended Play 2010” il quale già conteneva un paio di brani che sarebbero poi stati inclusi nell’ attuale “I Love You Fortissimo” e che consolida la band tra le realtà italiane più interessanti dopo le ottime prove precedenti, qualcosa di tipicamente diverso da tutti gli altri. La sensazione al primo battito è quella di essere di fronte ad un disco raffinato, fresco e mai appesantito; quasi mi ricorda quel brivido che mi scorse lungo tutta la spina dorsale all’ impatto con “Sussidiario Illustrato della Giovinezza” dei Baustelle. Bitossi ancora una volta dimostra tutta la sua bravura nei testi quasi da cantastorie, leggeri ma non troppo, piccanti quanto basta, limpidi e realistici che accendono l’ occhio di bue su situazioni giornaliere semplicissime ma raccontate con abilità: mentre ogni brano rappresenta un microcosmo quotidiano a se stante, il disco nella sua totalità risulta collegato in ogni parte come vari capitoli di un libro tramite quel collante che è l’ ironia, la vera essenza dei testi - se non il marchio di fabbrica. La particolarità poi è che si riesce a cambiare continuamente ritmo e musicalità, saltellando tra vari generi senza affannarsi troppo, rivestendo le parole con arrangiamenti scarni e diretti, puntando ad un suono viscerale e senza troppi fronzoli, quasi da impatto live: un mix perfetto tra il cantautorato all’ italiana, l’ indie-pop e le filastrocche. Per questo si parla di cose semplici e di quotidianità, di neuroni in fila per l’ i-pad e della bruttezza delle canzoni di Povia, della trasformazione dei chicchi di mais in pop-corn e della lista abitudinaria della spesa al supermercato: e ti sembra ogni volta di essere chiamato in causa. Come detto all’ inizio poi, la parte musicale diventa la normale estensione delle parole con un succulento utilizzo delle chitarre ed un’ ottima base melodica: la classica forma canzone pop viene schiaffeggiata e poi coccolata senza mai risultare indigesta. Per chi volesse assaggiarne un antipasto prima della grande abbuffata, consiglio il ritmo incessante di ”200 Mg” e ”Due Giganti”, “Maledetta” col suo ritornello che rimane incollato, l’anima pungente de ”Il Personaggio” e la splendida ”Dell’ Inadeguatezza”.
Articolo del
25/02/2011 -
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