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Sperimentazione e improvvisazione per i Valerian Swing. Il trio di Correggio formato da Stefano Villani (voce,chitarra,elettronica), David Ferretti (batteria) e Alan Ferioli (basso,tastiera) è tornato con questo nuovo lavoro che uscirà in contemporanea in Europa e negli Stati Uniti. Non a caso il disco è stato registrato a luglio del 2010 alla Red Room di Seattle con il produttore Matt Bayles (Isis, Soundgarden, Pearl Jam). Prettamente strumentale l’album è da ascoltare in un’unica sequenza, un brano dietro l’altro per capire fino in fondo la vera essenza del disco. Improvvisazione e sperimentazione sono le parole d’ordine per gustarsi questa musica che ci cattura inghiottendoci in un vortice con la potenza di un fiume in piena e la quiete della neve che scende lentamente. Ospite d’onore del progetto è Gianluca Petrella, considerato uno dei migliori giovani trombonisti jazz. Petrella, presente in 2 brani è la ciliegina sulla torta, azzeccando in pieno il mood del lavoro. Pura innovazione allo “swing” dei Valerian.
Intervista al batterista David Ferretti.
Da dove nasce questa vostra collaborazione con il produttore Matt Bayles?
Da musicisti conoscevamo il suo nome come un bambino quello dell’Haribo. E come tali, siamo riusciti a metterci in contatto con lui per suggerirgli un nuovo prodotto da plasmare. Il risultato è stato come quello di Willy Wonka con Charlie Bucket, escludendo il fattore ''culo'' con quello del merito. Non assoluto magari, ma sufficiente almeno per il ''titolare''.
Siete un gruppo prevalentemente strumentale,simili ai nostri italiani Zu. Quali sono le vostre influenze musicali? King Crimson?
Ognuno di noi ascolta musica totalmente differente. Dai Fleet Foxes ai Converge, da Albert Ayler a Jobim passando per Tool, Jelly Roll Morton, Animal Collective, e Sun Ra. Zu e re Cremisi compresi.
In ben due brani è presente Gianluca Petrella, grande trombonista italiano; è stata una vostra scelta o una casualità?
Con piacere posso dire né l'una né l'altra opzione. E' stata una magnifica collaborazione nata da stima reciproca. Stima che, da parte nostra, aveva ed ha radici ben datate. Da parte sua fummo una lieta scoperta in quel di Torino l'anno scorso. Rimase piacevolmente colpito da un nostro concerto all’Hiroshima proprio assieme agli Zu sopracitati. Da cosa nasce cosa, da una mail all'altra, fino a quando ci ha espresso il piacere di poter prendere parte al nuovo lavoro. Avere la sua ''firma'' è per noi motivo di infinito orgoglio.
All'estero siete molto apprezzati; è diverso suonare all'estero che in Italia?
Odio generalizzare, sono patriota e convinto autarchico. Mi duole però ammettere che all'estero c'è una cultura musicale diversa dalla nostra.. non dappertutto però. Comunque, c’è curiosità, interesse. E questo regala alla gente il desiderio di scoprire ciò che non conoscono e poi giudicare, talvolta anche molto pesantemente. E' diverso per questo, per l'atteggiamento e l'attitudine delle persone nei locali. Ti ascoltano, ti studiano, e non ti guardano inorriditi se i tuoi volumi non gli permettono di parlare così agevolmente con il compagno di banco. E' una questione di pigrizia ed assuefazione che noi sembriamo assorbire più di altri.
Tra una canzone e l'altra c'è un filo conduttore che le lega?
Diciamo che c'è un flusso di coscienza che lega un brano all'altro. Un modo di intendere la musica secondo la personale irrazionalità e buon gusto. Un sottile filo conduttore che collega più che altro i cervelli che i numeri delle tracce.
Cosa vi aspettate in futuro? Qualche sogno o collaborazione che vi piacerebbe realizzare?
Ci aspettiamo solamente di iniziare a raccogliere ciò che abbiamo meticolosamente seminato. Per quanto riguarda le collaborazioni, il panorama Italiano è pieno di musicisti coi quali vorrei spartire un momento della mia vita. Talmente tanti solo nel mio paese che l'elenco si potrebbe agganciare a quello infinito dei nostri ascolti. .
Articolo del
26/02/2011 -
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