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Quale è il nome quale è il titolo? Elisa Rossi. ”Viola Selise” è quella parte di Elisa che vive in queste piccole canzoni, quella parte di lei chiusa nel minuscolo spazio di note e parole, di musica dolcissima, di jazz e parole sillabate. All’inizio nome d’arte della giovane cantante di Rimini. Forse una parte fanciullesca che suo malgrado, al battesimo discografico, lascia da parte ma alla quale dedica un traguardo importante, quello del primo disco. Elisa Rossi ha un curriculum di tutto rispetto, che spazia da studi teatrali a studi di musica e canto jazz, premi per musiche e testi, come quello ricevuto del Mantova Music Festival, o il premio SISME del 2008, e come lasciar da parte la partecipazione nel 2009 all’edizione di X Factor sotto stretta sorveglianza di Morgan … tanto di cappello. Nonostante tutto però, per quanto semplice vuol sembrare, risulta incomprensibile ed irraggiungibile almeno ai comuni mortali. Dodici tracce nelle quale il jazz rimane l’elemento predominante. I testi…assolutamente dispersivi, sia nell’essere cantare che nel susseguirsi con le parole, scollate completamente dalla musica. Un cantare a sillabe e a tratti è qualcosa che rende impossibile un ascolto continuo e attento. Difficilissimi al primo approccio pezzi come ”Le Piccole Cose”, o ”Blà”, o ancora altri che si aprono rivoltandosi contro il tutto precedente, ad un pop azzardato ma poco funzionante, per poi ricadere in un cantare sensuale, morbidissimo di ”Imparo L'Amore”, che lascia libero spazio alle capacità interpretative della cantante, che trova casa comunque sempre in pezzi lenti di giochi di parole, suoni e virtuosissimi vocali da fiaba ma che sarebbe meglio durassero un pò meno. La perla: ”Rimini” di Fabrizio De Andrè … ma non basta. Non basta qualche “la la” distribuito qua e la, quella chitarra da incubo di ”Fastidioso Insetto” per ricordarsi qualcosa di queste dodici tracce, dolcissime nell’insieme, piene di purezza ma assolutamente prive di contatto. L’originalità è un viaggio avventuroso nel quale spesso è facile cadere nell’indigesto rischiando grosso, e questo - possiamo anche dirlo in tutti i sensi - è un esempio bello e buono.
Articolo del
02/03/2011 -
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