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Eau Dejavu
No, Nel Senso
2010
Monkey Studio
di
Giancarlo De Chirico
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Il gruppo nasce a Roma nel 2009 per merito di Diego De Gregorio, chitarra basso e voce, e Armando Cardillo, chitarra solista. I due decidono di mettere insieme le loro idee musicali e - grazie ad un discreto talento compositivo - scrivono testi e musiche dei dieci brani che compongono l’album. Il disco è stato poi arrangiato e completato in studio durante delle “session” che hanno visto il contributo di Andrea D’Elia, alla batteria, di Karim Benhadj, al sax tenore e contralto, e di Giovanni Carbonara, fonia ed elettronica. E’ con questa “line up” che gli Eau Dejavu presentano dal vivo i brani del loro album, un disco di certo ben suonato, valido ed effervescente, che tiene conto delle diverse influenze musicali dei singoli componenti e che è in grado di proporre un “mix” nel complesso convincente e a tratti esaltante. Brani come “Oltre”, “Non Serve” e “Bad Trip” si rifanno ad un “mainstream rock” di buona fattura, mentre una venatura “funky” si affaccia su “Come Un Quadro Bianco” e occasionalmente anche sugli altri brani del disco. Una sezione ritmica serrata e fortemente percussiva caratterizza “Dentro” e “Come Se”, ma il brano più riuscito rimane senz’altro “Strade Perdute”, un titolo che ci riporta al film omonimo di David Lynch, un pezzo fantastico, ricco di tensione elettrica e con un fraseggio chitarristico davvero inquietante. Su un buon livello anche ballate acustiche come “La Fine”, “Indefinibile” e “Tu” che mettono in evidenza la buona vocalità di Diego De Gregorio. Un rock godibile e un impianto lirico di tutto rispetto, all’interno del quale spunta la citazione equivoca di quel “son dentro di te”, in origine su un brano di Peter Frampton, ma resa celebre dalla “cover” irriverente di Frank Zappa. Da notare infine su “Non Serve” come le chitarre disegnino atmosfere anni Settanta, molto vicine alle sonorità dei Rolling Stones di Jagger & Richards. Un buon disco per un gruppo che sta ancora cercando una sua direzione sul piano dell’unità compositiva ma che nel frattempo è capace di regalarci ottima musica, a metà strada fra citazioni dal passato e una freschezza nell’approccio che è davvero moderna.
Articolo del
08/03/2011 -
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