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E’ davvero un mondo fatato, come promette il titolo stesso, quello in cui ci accompagnano I Pandora, ovvero i bravissimi Claudio Colombo, Beppe Colombo e Corrado Grappeggia. ”Dramma Di Un Poeta Ubriaco”, debutto discografico targato 2008, aveva ricevuto ottime recensioni e un buon riscontro tra il pubblico, ma non aveva messo in mostra neanche la metà della magia sprigionata da questo ”Sempre E Ovunque Oltre Il Sogno”. Spiace persino darne una descrizione troppo particolareggiata, che ne sminuirebbe l’incantesimo. Per mantenerci sulle generali, diremo che l’album è un compendio di tutte o quasi tutte le tendenze del progressive moderno, dal prog sinfonico all’art rock, e che non disdegna aperture spaziali alla Pink Floyd, e neppure richiami alla grande tradizione cantautoriale italiana (De Andrè, Battiato, addirittura Branduardi nelle parti più “liriche”): elementi mai ammassati a formare una ratatouille sovraccarica e molesta, ma finemente intrecciati per dare vita a scenari degni di un romanzo fantasy, popolato di creature fatate e animato da grandi avventure. E, a questo proposito, le luci soffuse e i colori pastello usati da Emoni Viruet, autrice del meraviglioso artwork, sono la ciliegina sulla torta. ”03/02/1974” è una dichiarazione di stima agli amatissimi Genesis, e la data è quella di un loro concerto torinese. ”Ade”, “Sensazione Di Paura”, “Discesa Attraverso Lo Stige”, “L'Altare Del Sacrificio”, “L'Incantesimo Del Druido”, si richiamano maggiormente alle tematiche della mitologia e della leggenda, adottando soluzioni che vanno dalla maestosa apertura sinfonica, alla potenza delle chitarre distorte, alla delicatezza degli arpeggi. Il fascino di questo sound farà amare i Pandora da un pubblico eterogeneo, senza per questo correre il rischio della banalità. Ma abbiamo già parlato fin troppo… Ascoltatelo, e capirete.
Articolo del
12/03/2011 -
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