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Il panorama musicale attuale si sta sempre più colorando di artisti che sentono il bisogno di uscire fuori dagli schemi, da quel tipo di pop ascoltato in tutte le salse, e creare uno stile sui generis che accattivi l’ascoltatore. Molti cercano di soppiantare il pop, ma non ci riescono e rimangono chiusi in quel circolo vizioso di canzonette da hit parade del fine settimana ritrovandosi più conformisti di prima. C’è chi, invece, non si è posto assolutamente il problema e fare rock o pop resta una vocazione e non un tentativo di fuga dal genere. Paolo Cecchin viene da Bassano del Grappa e dall’età di dieci anni ha solo una passione, la musica. Grazie ai produttori Stefano Florio e Matteo Franzan, pubblica il suo primo album, “Nel Mio Mondo”, un assaggio di linee rock mescolate al pop, con qualche reminiscenza musicale dei nostri avi pajettati degli anni ’80. Il preambolo è affidato alla scarica della chitarra elettrica di “Non M’Importa” che offre gratuitamente la sua rabbia graffiante a coloro che l’hanno delusa, si saltella simpaticamente alla seconda “La Sola e Unica”, in cui il pop della “musa isterica” è simpatico, orecchiabile ed alquanto immediato da ricordare. “Destino” segue la scia della precedente e affonda i suoi sentimenti amorosi in un lento ritmo guidato da un dolce accompagnamento di chitarra e batteria che, verso la fine, riusciranno a trasformare la lentezza nell’aggressività della supplica. Paolo Cecchin, ha voluto riportare nel suo disco anche due cover, “Milano e Vincenzo” di Alberto Fortis, riarrangiata in chiave rock come “La Nostra Relazione” di Vasco Rossi. La pulizia del suono e delle vocalità in “Happy Hour (non mi diverto più)”, unite al ritmo sincopato della batteria e ai riff di chitarra decisi e facilmente distinguibili dalle altre sonorità contraddistingue il genere di questa traccia che nel background riprende il gradevole estro rock inglese, ricordando le storiche annate ’80 – riprese ampiamente nell’assolo di chitarra elettrica di “Salto Nel Vuoto” mentre “Spero” ricorda i primi amori di Cecchin: Pixies, Sonic Youth, Nirvana. Attenzione particolare merita “La Festa Della Nullità”, uno dei primissimi brani scritti dall’autore e che hanno aperto la sua carriera da cantautore. La melodia accattivante e decisamente rock, si rifà al quel rock americano anni ’90, uno delle fonti ispiratrici dell’artista. “Dissolvenza In Nero” è, dal punto di vista musicale, diametralmente opposto a “La Sola E Unica”. Se quest’ultima è la vera traccia pop del disco, “Dissolvenza In Nero” è da considerarsi la vera traccia rock: aggressiva, graffiante e urlante del disco. Cecchin ha affidato la conclusione dell’album a “La Tela Del Ragno”, forse l’unica traccia che offre la sua anima anni ’80 nell’intro e che poi si sviluppa in un crogiolo di emozioni e sensazioni quasi mistiche.
Articolo del
13/03/2011 -
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