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Pubblicato sotto la Storie di note/Egea, L’Inverno A Settembre è l’album di esordio di Andrea Papetti, improntato prettamente sul cantautorato alla De Gregori, ma nonostante le sonorità bellissime in alcuni punti, tra jazz e armonia bellissima, prende l’impronta sin dal titolo, un pò triste e malinconica. Un velo di tristezza e nostalgia si stende su tutti i brani del disco, infatti, cadendo un pò nella retorica con delle tematiche da prima pagina di un quotidiano nazionale e spesso risulta un peccato. Le musiche sono ottime, si sentono le capacità e la bravura ma i testi come quello dedicato a Enzo Baldoni, ”Inferno a Bagdad”, giornalista freelance ucciso in Iraq nel 2004, risultano davvero pesanti e forti, nonostante gli apprezzamenti ottenuti da alcune testate giornalistiche e dalla stessa Giusi Monsignore, moglie di Baldoni. Il tema principale e filo conduttore di tutto il lavoro sembra essere proprio quello delle persone che non ci sono più, eroi dei nostri tempi, eroi pubblici, sociali, del mondo – più dell’Italia – o privati, di guerre o di pace, la mancanza della madre alla quale Andrea sembra dedicare proprio la toccante ”Inverno a Settembre”, la nonna che ricorda per la foto nel booklet ”Ninna Nanna”, e ancora ”L’uomo Della Verità”, un eroe scomparso. Le guerre sono le colpevoli di tutto, quelle mani atroci e perverse che ci portano via le grandi persone. Paesaggi e atmosfere si delineano, ma sempre malinconiche e fredde, sole e abbandonate in balia di perdite e delusioni su un letto di poesia forzata e cercata in Pablo Neruda di ”Così Lontano, Così Vicino” ... ed eccolo di nuovo il tema del distacco che ormai prepotente, senza accorgersene, nella durata di un ascolto fugace fa giungere al termine. “L’inverno A Settembre” è un titolo ma anche e soprattutto una metafora che descrive una realtà sociale di vuoto e sgomento, di rabbia ma anche di mani legate ed impotenti di fronte a un destino intoccabile, di infelicità dell’autore dedicata ai propri affetti, vicini e lontani. Le parole, i testi di Andrea sono un silenzioso urlo di sofferenza, di sfogo, paura e di esigenza di libertà che spera di farsi sentire, tra suoni bellissimi, come quelli folkloristici di ”Banneri” - bonus track scritta dal palermitano Pippo Pollina e cantata con lui a due voci - che si tengono strettamente legati alle radici, ma che volano verso altri mondi ed orizzonti con sax meravigliosi e sonorità sicuramente d’eccezione ed autorevoli, ma che si sprecano per una sorta di generale piagnisteo seppur toccante, se non fosse per qualche toccata e fuga di ”Parigi, Cosa Avevi Per La Testa?” e ”Vanilla Sky”.
Articolo del
26/03/2011 -
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