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Gli Analisilogica sono Davide Bassani (basso), Carlo Rogato (chitarra), Raffaele Mura (voce), Christian Cataldi (chitarra) e Stefano Rogato (Batteria). La formazione, nata nel 2003 e proveniente da Milano, dopo il pop meno elaborato del primo album, “I Giocattoli Di Amanda” del 2008, torna con un altra produzione propria di tendenza però più rock e più impegnata, ovvero questo “Lucia In Tv Coi Demoni”. Gruppo alquanto originale, e molto underground anche nelle scelte di diffusione del loro messaggio (si professano contrari ad un approccio col mondo del mainstream troppo pilotato, quale può essere quello offerto da reality o major), gli Analisilogica presentano nel loro secondo album una bella sintesi di ciò che si può realizzare in Italia con un pizzico di buona volontà. Le melodie ancora pop ed un po' banalotte in alcuni casi, sono rafforzate da arrangiamenti spesso particolari o comunque intriganti. Delle undici tracce (di cui dieci brani ed un'intro) ben quattro sono quelle che risaltano particolarmente per la qualità: “Lola”, un riff rock molto ritmato che racconta la storia di una ragazza disposta a tutto pur di guadagnare il successo mediatico; “Qualcuno Mi Renda L'Anima”, canzone molto seria sia musicalmente che testualmente, incentrata sulla violenza su un minore, ben accompagnata da una melodia malinconica, triste ed oscura (aggiungerei anche adirata...); “Ho Sparato a Andy Warhol”, canzone abbastanza allegra e simpatica per ciò che concerna la parte musicale, e testualmente davvero interessante e ben fatta, grazie all'originale rap di Piero Di Biase che sviluppa con grande ironia la tematica della voglia di celebrità ad ogni costo e che rende il brano probabilmente il migliore del cd; “Ma C'era Il Sole”, altra traccia atipica, basata per gran parte su una voce narrante che descrive la situazione di un bambino che ha perso le gambe a causa della guerra, con una recitazione molto incisiva di Yuri Beretta. Il resto dell'album si divide tra canzoni un po' mediocri ed altre troppo poco azzardate, che in alcuni casi sanno un po' di riempitivo, sensazione spesso spiacevole nell'ascolto di un album. Tuttavia, non si può negare che il lavoro svolto dai cinque ragazzi di Milano sia più che sufficiente, e che meriterebbe più spazio di ben altre “fatiche discografiche” che tanto stanno ottenendo nel nostro paese...ma si sa, la meritocrazia non è una scienza esatta.
Articolo del
02/04/2011 -
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