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Dario Antonetti
Il Ritorno del Figlio dell’ Estetica del Cane
2010
UDU Records
di
Daniele Bagnol
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Prendetelo come un secondo avvertimento: chi non avesse avuto occasione ancora di ascoltare ”L’ Estetica del Cane” del 2007, può recuperare terreno e rifarsi con ”Il Ritorno del Figlio dell’ Estetica del Cane” al quale, oltre ad essere stato rieditato, sono state aggiunte alcune bonus tracks. Il lavoro di Antonetti non è immediato, ma va masticato più e più volte per poterne assaporare quel retrogusto agrodolce che fa ridacchiare all’ impatto ma che dopo numerosi ascolti permette di togliere quella patina di polvere e far scoprire un sorriso più amaro. “Il Ritorno del Figlio dell’ Estetica del Cane” va quindi sviscerato in tutti i suoi episodi, senza soffermarsi tanto sulle candide costruzioni della fedelissima chitarra acustica per degustare invece tutto ciò che gira intorno (dal metronomo all’ ummagumma, dai violini ungheresi ai campanelli, ai sibili): nonostante si auto-definisca come un cantautore psichedelico, Antonetti invece - giudizio personale - rappresenta un vero e proprio trovatore post-moderno che attraverso la costruzione di melodie e testi poetici, la maggior parte delle volte entrambi surreali, crea piccoli microcosmi personalistici. “Le mie canzoni, vedete, sono fuori dal normale” avverte l’ autore in uno dei suoi testi: in effetti analizzando i brani, quando parla di amore (la coppia “Se Tu Fossi Una di Quelle” e “Canzone d’ Amore per Una Testa di Cazzo”) lo fa in modo tutt’ altro che banale e melenso, quando racconta del mondo della musica (“L’ Artista Indipendente” ed “Ho Smesso la Distro”) dà una bella stoccata qua e là, e persino quando descrive la quotidianità (“Chiocciolina”) lo fa da una prospettiva diversa dal solito. Equidistante tra la lirica di Dente ed il sarcasmo di Elio e le Storie Tese, più vicino alla surrealtà di Bugo, “Il Ritorno del Figlio dell’ Estetica del Cane” risulta alla fine un resoconto in musica delle osservazioni sociologiche di Antonetti sotto punti di vista differenti, sempre con un sapore agrodolce.
Articolo del
05/04/2011 -
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