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Il suono della voce, filtrata, racconta la sua insofferenza adagiata sul basso distorto, nutrita dalla batteria “ostinata” su una ritmica fissa. Tutto ciò farebbe pensare al tentativo di scimmiottare qualche crooner americano. Niente di più sbagliato, superata l’opener “Frena” la musica vira violentemente verso altre rotte. Le chitarre cesellano melodie ‘catchy’ inventate da Matteo, voce e chitarra, doppiato nel ritornello dai cori, mentre Pierluigi impegnato alle pelli abbellisce la sezione centrale con vari giochi sull’hit hat. L’attenzione rivolta ai testi, attenti al disagio e al dolore, nascono da un turbine di sensazioni confuse che sfociano quasi nell’incomunicabilità fra gli uomini. Quest’aura apparentemente impenetrabile aumenta la curiosità intorno a questo primo lavoro dei Malpratico, band romana che ha calcato alcuni delle più prestigiose vetrine della capitale. La successiva “Aspettano” viaggia su un riff che sembra rubato ad un brano dei Free, il brano poi muta pelle nel chorus, spostando l’asse verso un’atmosfera malinconica che a volte purtroppo ricorda, nel cantato, i Negramaro. Sicuramente un peccato veniale che gli possiamo perdonare, sicuri che nelle prossime uscite rimarrà solo un brutto ricordo. È a quota cinque che la band piazza la zampata vincente, “Notte Dei Silenzi” è una ballata che, senza timore di essere smentiti, ricorda il cantato di Peppe Servillo, il cui ritornello killer, basato su un arpeggio lento e sognante, non può lasciare indifferenti. Meno convincente, non negli intenti, risulta “Generale Marquez”, un lavoro di songwriting più attento avrebbe potuto limare alcune ridondanze. Sulla lunga distanza il suono delle chitarre ricorda le cose più morbide degli ultimi Skunk Anansie (”Aria”). Chiude questo lavoro una cover inaspettata di Fabrizio De Andrè, “La Ballata Dell’Amore Cieco” viene violentata e modificata nel dna da robuste iniezioni di chitarre distorte, intrise di wah-wah. Fra le tante inutili uscite che ammorbano il mercato dell’autoprodotto ecco una band che ha qualcosa da dire, in modo personale e convincente. Da ascoltare ears wide open.
Articolo del
09/04/2011 -
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