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La Fonderie
Downtown Babele
2011
CD autoprodotto
di
Marco Poggio
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Progetto folle quello dei La Fonderie, che arrivano con questo "Downtown Babele" alla loro prima vera fatica discografica sulla lunga distanza, dopo un Ep dato alle stampe nel 2009. I nostri hanno saputo creare una vera e propria Babele musicale, che poggia le proprie radici tra i tetri e oscuri bassifondi cittadini. Nelle undici canzoni qui contenute, sono sapientemente miscelate ironia rock'n'roll, attitudine punk, ritmiche serrate, con una strizzatina d'occhio qui e la al pop meno commerciale. Su questo variegato impianto musicale si stagliano liriche ricercate, capaci di diventare un tutt'uno con la musica stessa, risultando alla fine la vera arma in più del lavoro. I nostri oltre a saper suonare in modo egregio hanno dalla loro una notevole capacità di composizione testuale, riuscendo a riassumere nell'esiguo spazio di una canzone, concetti e tematiche di grande attualità. Già l'opener "Cosa Guardi In Tv"; dove, su di una rasoiata in odore di punk viene scagliata un'invettiva contro certa televisione spazzatura e gli spettatori della stessa, ben ci mostra la qualità del lavoro in fase di composizione. Di stampo prettamente rock è invece la successiva "Falafell", con studiate aperture melodiche, atte ad arricchirne ulteriormente l'appeal. Per attitudine e suoni "Esseri Umani" ricorda vagamente gli Strokes più melodici, riuscendo ad unire un certo gusto pop con ingredienti tipici del rock. Inizio liquido e terso per "Dimenticar l'Aria" in un crescendo di rumori e vagiti elettrici per decelerare in un finale segnato da una fisarmonica che ben si amalgama con il resto degli strumenti. Gusto pop e rock che tornano a rincorrersi in "Giorni Da Vendere" e "Tutto Il Tempo Che Mi Dai", dove fanno capolino specialmente in quest'ultima elementi funk, e un sax che con le sue tonalità tinge ulteriormente di colore il brano. Funk che ritorna prepotentemente a fondersi con il rock in "Ipnopolizia", per quello che è uno dei brani più trascinanti dell'intero album. Ritmo sincopato per "Come Scivola Un Vestito", con batteria e basso a farla da padrone, lasciando le chitarre libere di destreggiarsi in tessuti melodici dall'ampio respiro. Più classiche nel loro incedere sono "Autostrade" e "Intanto Passa Una Notte", con ancora il rock come elemento portante. Chiusura con "Gigante", summa ideale dei vari generi con i quali i La Fonderie sanno destreggiarsi. Pur parlando diversi linguaggi sonori, i brani di questa ‘Babele’ sotterranea sanno fondersi egregiamente tra di loro, dando vita ad un idioma seducente.
Articolo del
10/04/2011 -
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