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Si parte bene, è primavera e in alcune regioni italiane probabilmente già estate. Edoardo Cremonese intuisce bene l’andamento propizio delle stagioni, gli alpeggi e gli arbusti primaverili che cercano di conquistare i bordi dei prati. Classe 1986, il ragazzo amo farsi chiamare Edo oramai da quando ha imboccato la strada giusta buttandosi da un paracadute sul palco di Trl durante il concerto dei Muse, ma (tranquilli) solo il tempo di una firma sulla chitarra da Matthew Bellamy. Nel mezzo ci stanno i natali a Padova, l’Accademia di Brera a Milano, il grunge della sua prima band Isterica, e un album con Marco Fasolo dei Jennifer Gentle, ahinoi mai pubblicato! Ora scrive storie che sono granuli adolescenziali smistati via via in nove chicche animate di serial e fantasia, come fossero aree profonde ad esplosione involontaria. Un cantore ‘realista’ che fonde la tv-terrestre e l’amore ai tempi dell’università, dondolamenti ritmici striati e autoprodotti sotto il letto a soppalco dell’Ikea “Per Vedere Lost”. Se non è geniale lui, poco ci manca. Perché non tarda neppure nell’occasione di colpirci con dileggio, estremo, personalissimo e autenticità liberamente intima e low-fi. Ci sono echi di Bersani e del Cremonini più illuminato, anche se il suo cuore, probabilmente, si ciba dell’ironia di Jannacci e dell’enciclopedia di Gaber. Chitarra, percussioni, basso, sintetizzatori e piano. Edo vuol fare tutto da solo, riuscendoci in modo sorprendente. Indica con lungimiranza una strada calpestata da molti in fatto di songwriter bizzarro e grottesco, ma colpisce instillando sovente l’armonia giusta, accorda le parole azzeccate e una cifra stilistica ad alta battuta. Una roba con parecchia melodia sopra e minore di tre sotto i minuti dei pezzi. ”Naso a Tramezzino”, “Vedere Lost” e ”Gabbiano Veneziano”, sono sferragliate di chitarra che funzionano all’insegna di coretti leggeri e ritmicità acustico-elettrica sollevata alla ricerca di rock. Dopo l’università è il clapping di un’ambulanza deragliata dove c’è Claudia che non può più ballare bene il twist, causa-capitombolo dalla lambretta tra le fattezze ‘sunny’ alla Beach Boys. ”Bustine di Tè”, è una pezzuola finissima che stringe una lunga lista di difetti dal cuor non più amato, oggetto rimato davanti al monolito di Kurt Cobain. “Quando C’eri Tu C’era il Sole” effettivamente, ma è una fuga in solitudine con Inzagol a segnare un goal nell’aria di rigore, sbeffeggiato da chit elettriche in stile Panini.
Un album semplice ma non banale, fresco, un’ottima timbrica vocale e una scrittura davvero niente male. Edoardo Cremonese ci ha davvero messo del suo in questa prima prova. Tutte ipotetiche soundtrack per qualche giro in bicicletta quando, orando e cantando, in orario tramonto si riunisce un popolo festaiolo e devoto al rumorismo italiano e rock’n’roll.
Articolo del
13/09/2011 -
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