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The Atomic Bitchwax
The Local Fuzz
2011
Tee Pee Records/Goodfellas
di
Giuseppe Celano
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Quando un album inizia con questi presupposti, con la piacevole arroganza di chi sa il fatto suo e con questa potenza che cosa si dovrebbe scrivere per tirare fuori una recensione? Ah si, per lavoro e per chi non ha l’album sottomano. Pupilli della Tee Pee Records gli Atomic Bitchwax escono con un’unica traccia, una composizione di 43 minuti che sembra, e vuol essere a tutti i costi, un lunga jam improvvisata che scorrazza lungo 40 anni di hard-rock di alto livello. I ragazzi usano questi scarsi tre quarti a mò di bignami per spiegarvi come si suona e cosa sia la musica dell’ultimo trentennio. Cambi ritmici veloci, tiro micidiale e rifferama che manderebbe in giuggiole Jimmi Page, Ritchie Blackmore e Toni Iommi racchiusi nelle note di questo nuovo “The Local Fuzz”. No all’elettronica, niente sperimentazione, veto al crossover ma musica muscolare, e granitica, suonata a cannone, con il basso che asseconda il doppio pedale della batteria, accanito sulle pelli. La voce non serve, le parole neanche, la loro capacità sta nel suonare, perché è di musica suonata che si parla qui. Si astengano capre che impugnano chitarre a cazzo di cane solo perchè hanno qualcosa da dire. Nessuna sosta in questo viaggio, sono le chitarre a comandare, libere da trame usurate, fantasiose, capaci di esplorare le varie venature del rock. Si va dal rock progressive a quello più heavy attraverso passaggi matematici con un disinvoltura che ti fa morire di un invidia incontenibile. Roba da orgasmo multiplo senza che ci siano donne di mezzo, siete avvisati!
Articolo del
27/04/2011 -
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