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E' inglese la mano musicale che ha preso i Giobia e li ha condotti sul sentiero del rock acido, il garage rock, quello psichedelico della Londra dei bei tempi, gli anni Settanta. Dopo l'esordio con ”Beyond the Stars” del 2005, tornano sulla scena musicale, a distanza di cinque anni, con ”Hard Stories”, il frutto di un lavoro ben orchestrato, ben preparato che imposta la sua base proprio sul rock acido e intenzioni abbastanza vintage. I Giobia sono Stefando Basurto, Stefano Fontana, Paolo Basurto e Stefano Betta, quattro musicisti rockeggianti venuti dai navigli con la chiara decisione di voler diffondere la loro passione e la loro finissima anima garage. “Hard Stories” è un mix di potenza ritmica di altissimo livello che alterna sonorità adrenaliniche a viaggi misteriosi attraverso le tastiere psichedeliche, prerogativa del rock anni Settanta. L'esordio è strumentale. ”Hard Stories”, prima ed omonima traccia dell'album, parte in marcia e traccia il sentiero per condurre con scioltezza le altre tracce verso il cammino musicale dell'intero disco. Chitarre e persistenti suoni quasi onomatopeici per un' apertura che dà il senso di una corsa a cavallo su una strada di sabbia. I sapori retrò anni Settanta iniziati nella prima traccia continuano nella seconda, ”Old Jim”, e nella terza, ”Jaws”, in cui si intuisce, molto di più, il suono psichedelico offerto da un organo presente poche ma decise volte. La vibrazione vocale e la chitarra acida segnano pian piano il profilo del disco, saltellando ritmicamente il passo a "My Soundtrack For Life" è quasi impercettibile se non fosse per il rallentamento dolce e melodico che la chitarra acustica offre in apertura per poi bloccarsi di stacco, cambiare velocizzandosi e ritornare ancor più mellifluo dell'inizio. Questa traccia offre un accenno alle sonorità dei Beatles. "Electric Light" è il cuore di “Hard Stories”, rock psichedelico allo stato puro che trascina senza pensieri all'ascolto delle virtuose sonorità. La completezza sonora dei Giobia è resa dall'unione omogenea di insoliti strumenti musicali, dai classici come chitarra e batteria sino al bouzouki, greco e quindi europeo, per arrivare oltreoceano con il sitar, tipico della tradizione indiana. L'onda sporca del garage rock prosegue con "Underground" e "Momentum". "Are You Lovin' Me More" degli Electric Punes è stata scelta come cover, quasi come bandiera portante del garage rock. Non poteva mancare la chiusura psichedelica di "The Cage" che sottolinea il lavoro vintage di english rock e psichedelico che marchia a fuoco il secondo figlio dei Giobia. “Hard Stories” è un'esplosione ragionata di suoni, un lavoro molto ricercato che immagini nascere tra le pareti insonorizzate di qualche garage o seminterrato, per poi esplodere con energia dalle casse di qualsiasi dimensione.
Articolo del
28/04/2011 -
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