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Martin Devil
Vintage
2011
Zimbalam
di
Dannia Pavan
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Per Martin Devil fare musica è come fare un viaggio pieno di esperienze e una vendemmia di vino buono. Così, ascoltando il suo ultimo lavoro discografico, si possono sentire i suoni di un treno che porta lontano senza fretta, e sembra di assaporar un buon bicchiere di vino che parla della terra e del sole dove gli acini son maturati e delle mani attente di chi ne ha colto i grappoli. Da queste visioni nasce un disco con uno stile musicale elegante e testi con sfumature poetiche raffinate in cui l’amore e la vita quotidiano sono il fil rouge che lega immagini, ricordi e pensieri. La sua scrittura è delicata e seducente tanto da stridere quasi con la durezza del nome d’arte. Come per il vino che richiede molto tempo e dedizione, anche l’espressione artistica di Martin è maturata negli anni, prendendo il via in giovane età quando da piccolo passava ore e ore in casa attaccato al vecchio hi-fi del padre ad ascoltare i grandi della musica italiana da Guccini a De Gregori a De Andrè. Fino a scoprire ed amare Clapton, i Doors, Knopfler e tanto blues. Crescendo a pane e rock, tutti queste influenze musicali si sentono molto nitide nella sua scrittura, sia nelle architetture musicali che nei testi, conferendo al suo stile personale un tocco di spessore che rende la sua musica molto calda e rotonda con tocchi originali. I testi sono ricchi di spunti per la fantasia ma allo stesso modo solleticano la riflessione e il ricordo, in continuità con gli ascolti infantili dei grandi artisti che l’hanno formato e le letture di poesia. Il timbro vocale rimanda spesso alla voce di De Gregori, in particolar modo nella traccia “Strade” che offre un buon rock e nella più intima ed esistenzialista “Una Vecchia Nave”. Il sound è decisamente acustico e pulito, ma la materia ruvida del rock fa spesso capolino. Una grande dote del giovane artista campano che si ripropone con originalità nel nuovo album, è la capacità di creare una sorta di compendio tra le sue inclinazioni musicali mediterranee ed il rock-blues si matrice statunitense che emergono con forza nella ballata intrisa di valzer “Parole d’Amore” e “La Chat” dove echeggiano i rimandi a Carosone e Conte in una commistione di lingue per cantare l’amore, nel country blues di “Pioggia di Velluto” e nel folk di “Fiera Delle Vanità”’. L’apertura del disco, anche primo singolo, dà un po’ l’accordo per tutto l’album: è sognante come suggerisce appunto il tiolo della canzone, “Sogni”, e con la voce vellutata che sa di barrique apre subito a calde suggestioni ‘Amore aspettami che stasera ti porto a passeggiar sul lungo mare con i piedi nell’acqua fino ad affondare mano nella mano, er sognare”. Uno dei pezzi migliori è la ballata concentrica e crepuscolare “L’Amore Vintage” con un testo forte e deciso: “Tutto l’amore che posso io te lo do al buio” sottolineando una visione dell’amore totalizzante, che si dà senza riserve, che si mette in gioco rischiando tutto se stesso. In fine “Un Giorno Per Ritornare”: merita attenzione particolare il testo caratterizzato da una grande portata evocativa tipica della grande canzone d’autore.
Articolo del
30/04/2011 -
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