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Il Torquemada
Himalaya
2011
Paul Pastrelli Records
di
Giuseppe Celano
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Il Torquemada è un power-trio calabro-bergamasco, il loro parto è ”Himalaya”, simbolo di un viaggio roc(k)cioso in cui la montagna rappresenta la meta finale. I violini e le chitarre dell’apripista, che rimandano agli ultimi Afterhours e nelle linee vocali agli El Ghor, potrebbero trarre in inganno ma è una sensazione di pochi minuti. La successiva ”K1” tira fuori un basso minaccioso, le voci s’inacidiscono e le chitarre creano feritoie nella parete da scalare su cui il trio s’inerpica in modo deciso verso la vetta. Reminiscenze grunge, suono cupo e ossessività sono i tre ingredienti di questo disco registrato in presa diretta e cantato, stavolta, in italiano. È il basso a farla da padrone, simile a quello degli Shellac ma più pesante e meno nervoso. S(u)on(i)o potenti, schiaccianti e crimsoniani in alcune progressioni del rifferama, i nostri sanno suonare bene, sebbene ciò per molti si riveli come un limite, che imprigiona la fantasia, nel caso del Torquemada diventa una marcia in più. Per i ragazzi l’unico consiglio è quello di lavorare meglio sul songwriting limando alcuni angoli. Bisognerebbe sfruttare maggiormente le atmosfere di ”Litania” e le dilatazioni massacranti di ”A Volte.”. Se dovessimo scegliere un pezzo che li rappresenti niente andrebbe meglio di ”K2”, micidiale cavalcata trapana cervello, che si dilata nel suoi nove minuti di deliri psicotici, cambi di registro, stop and go. Himalaya è un disco difficile come una scalata, arrivati a metà guardando in alto vi verrà la voglia di abbandonare tutto, ma volete mettere l’irresistibile fascino di una vetta conquistata?
Articolo del
09/05/2011 -
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