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Anche a Brindisi i mass-media arrivano chiari e forti. E per fortuna! Perchè altrimenti questo album, uscito lo scorso primo aprile, si sarebbe chiamato ”L'Amore è Una Cosa Fantastica”, o giù di lì, come tutti quelli che sfornano e sforneranno da qui a risentirci. Non si spiega come la Gravili abbia ritenuto più importante la notizia che, un annetto fa, vedeva una balena malcapitata e sperduta nel Tamigi, anzichè quella che ha visto il simbolo cuore introdotto nell'Oxford English Dictionary. Tanto di cappello! La sagace brindisina ha fatto di questa balena, non dell'ormai sorpassato ‘blubber’ ma, una vera e propria fonte di ispirazione e fortuna, promuovendo la 'Sindrome della Balena nel Tamigi' che racchiuderebbe tutti i giovincelli che, post-biberon, si sentono destabilizzati e persi nel mondo. ”La Balena Nel Tamigi” non è la prima occasione nella quale la bella Gravili entra in scena. Il suo primo lavoro uscì nel 2001 e si chiamava “Alle Ragazze Nulla Accade A Caso”. Dieci anni d'attesa e di riflessione per un lavoro meno di pugno dell'altro. Capita. Ma buttiamoci un pò in un qualche riga di anacronismo. Se ci fate caso o se siete degli appassionati di musica medi, tutti i cantautori, oggi, hanno un pallino che è quello di come riuscire nell'incredibile gesta di pagare l'affitto a fine mese. Questo affare fa molto ridere quando si è di buon umore oppure può portare urto quando si ha la luna disgraziata. Stiamo ascoltando un loro CD, giusto? Vieni un pò difficile credere che chi abbia problemi ad arrivare a fine mese si metta a fare canzoncine e pubblicare album, anzichè fare il cameriere. Tanta stima o tanto non-sense? Ma tregua alle lamentele perchè è meglio ascoltare gente che canta di appartenze e reminiscenze Victor Hughiane e non di come i loro ex li abbiano glissati. Potremmo paragonare Valentina Gravili ad una Carmen Consoli non caratterizzata, a una Paola Turci meno dark, a una Cristina Donà meno mistica o a una Syria più sofisticata e meno rauca. Lo stile è quello di Petra Magoni, ma certe voci capitano una sola volta nella vita. I testi sono sempre gli stessi, basati su giochi di parole un pò scadenti ('La malafede nella fede' in, appunto, ”La Malafede”). Le musiche, invece, variano e spaziano, senza ripetersi, da una canzone all'altra. In ”Cellophan” si continua a parlare di Freud e Kubric, miti superati dagli anni ‘90, ma a quanto pare sempreverdi. Ballabile e canticchiabile tutto il lavoro, forse un pò autunnale. Molto carina ”B.B.” che parla d'affari d'oltralpe, tra suoni di flauti e varie Brigitte Bardot. Ci stupisce con il quasi rapping di ”La Casa Nel Bosco” e le tracce finiscono, come per incanto. Io la vedo come la risposta femminile e meridionale a Cesare Cremonini.
Articolo del
10/05/2011 -
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