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Il celeberrimo aforisma 'Italians Do It Better' fece furore nei tempi in cui Madonna – intesa come Mrs. Ciccone, si capisce – canticchiava canzoncine frivole e spregiudicate, ed era un bel po’ più simpatica di adesso. Noi, ben volentieri e sempre più spesso, lo riattualizziamo riferendolo al metal. Perché, nel caso qualcuno non l’avesse ancora capito, in Italia abbiamo delle band che, tecnicamente e caratterialmente, asfalterebbero in tre minuti parecchi titani della classifica internazionale, se solo gli fosse concessa un’opportunità degna di questo nome. Se solo, appunto. Una di queste sono i veneti Aneurysm, all’opera con il terzo full length, ”Archaic Life Form”, sotto l’egida della Kreative Klan: quindici anni di carriera, e sentirli tutti, nel senso che questo album segna la vera esplosione creativa e compositiva di una band apparsa, già in precedenti occasioni, piena di talento, ma ancora troppo “timida” e avviluppata su se stessa. E’ quindi una bellissima sorpresa sentire i carissimi Aneurysm finalmente disinvolti, fluenti, articolati e davvero molto, molto originali. “Archaic Life Form” è zucchero per le orecchie fini dei fan dei Nevermore e per quelle, più ruspanti, dei maniaci dei Fear Factory. L’impatto di ”The Clear Obscure”, in verità, non è semplice da gestire, a causa del contrasto tra la voce, tendente ai toni alti, di Gianmaria Carneri e la sezione ritmica martellante; ma l’entrata in scena di Peter Calmasini con un 'riffing' avvolgente e malsano, in puro stile Jeff Loomis, armonizza tutto. I 'refrain' azzeccati, estremamente musicali senza mai essere scontati, inseriti su robusti telai thrash, industrial e cyber, si rivelano vincenti. La tracklist non perde un colpo dall’inizio alla fine: l’esplosiva ”The Missing Element” fa da controcanto alla fantascientifica e futuristica ”Agent One”; l’elettronica ”Postulates” e l’ipnotica ”X-World” sono calibrate dalla più dolce e riflessiva Angel, aperta da un’evanescente melodia di pianoforte. Insomma, non c’è un attimo di noia, e a mantenere viva l’attenzione contribuisce il tenebroso ed avvincente concept dell’album: un asettico futuro cibernetico, dominato dalle macchine, che tentano di riportare in vita l’uomo, ma sospendono l’esperimento quando si rendono conto della fallacia e della fragilità a cui possono portare i sentimenti. Che gli Aneurysm abbiano finalmente piazzato il colpaccio? Noi ci speriamo, come ovviamente speriamo in tanti, tanti, tantissimi altri begli album italiani come questo…
Articolo del
12/05/2011 -
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